...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
31 marzo 2013
25 marzo 2013
Apertura alla condivisione
| Fonte: Wikipedia |
Qualche giorno fa, negli incontri che facciamo in parrocchia durante il periodo della quaresima, sono venuti a trovarci alcuni seminaristi che si stanno preparando a diventare sacerdoti. Sia nella S. Messa che negli incontri che hanno avuto con alcune realtà della parrocchia (giovani, adulti, ...) questi seminaristi hanno condiviso con noi la loro esperienza di fede ed il cammino che li ha portati a fare la loro scelta di vita.
Al di la di quali avvenimenti e di quali esperienze abbiano fatto maturare queste scelte, quello che mi ha colpito di queste persone è stata la loro disponibilità a condividere ed illustrare la loro vita ed il percorso che hanno scelto. Se ci pensate bene è molto difficile riuscire ad aprirsi agli altri, ed anzi la maggior parte delle persone non comunica, salvo rari casi, le proprie esperienze, specialmente quelle che più le hanno segnate. Sembra che ci sia una remora interna che impedisce spesso di aprirci agli altri e di poter condividere quello che proviamo, forse una tara culturale o un tabù insegnatoci da piccoli. Eppure sarebbe bello ed anche molto utile riuscire a mettere a comune quello che proviamo, per capirci meglio a vicenda e riuscire a stare sempre meglio insieme.
Quello che questi ragazzi (ma non solo ragazzi, alcuni erano più maturi) ci hanno mostrato non è stato solo quella che è la loro scelta di vita, che spesso non è ancora sicura. Infatti alcuni hanno detto chiaramente che quel cammino che stanno percorrendo sperano che li porti a diventare sacerdoti, ma che ancora non ne sono sicuri. La cosa più importante che abbiamo visto è stata proprio il fatto che condividere le nostre esperienze è una conquista importante, che ci aiuta alla maturazione interiore. Ed è questa la speranza che ho, che a volte mi fa scrivere su questo blog: il poter portare a chi mi legge le mie esperienze, sperando di essere utile a qualcuno.
10 marzo 2013
Sei anni fa, Suor Ilaria
E' arrivato l'anniversario del giorno in cui, cinque
anni fa, moriva Suor Ilaria.
Di lei ho già parlato in occasione dall'anniversario della morte lo scorso anno, due anni fa e tre anni fa.
Per ricordare questo anniversario l'associazione "noI per L'AfRIcA e il mondo",
la quale porta avanti l'opera che Suor Ilaria ha iniziato, anche quest'anno
ha preparato due iniziative: un Concerto di beneficenza, che la Filarmonica Volere è Potere terrà domenica 10 Marzo alle ore 17.00 presso il Teatro Era a Pontedera (Pi), per ricordare Suor Ilaria e per raccogliere fondi a favore di un Laboratorio di Cucito in Kerala (India), e la premiazione della prima edizione del Premio Suor Ilaria Meoli.
Il Premio Suor Ilaria Meoli, che è stato istituito per mantenere viva la memoria di Suor Ilaria, la sua opera i suoi motivi ispiratori, sarà conferito ogni due anni ad una persona che si sia distinta per l′esemplarità della propria vita, dedicata al servizio dell′umanità negli ambiti della solidarietà, delle scienze, della difesa dei diritti umani. Qust′anno ne viene insignita la Prof.ssa Adriana Fiorentini, straordinaria testimone della vitalità di una scienza in costante dialogo con la fede.
Il Premio Suor Ilaria Meoli, che è stato istituito per mantenere viva la memoria di Suor Ilaria, la sua opera i suoi motivi ispiratori, sarà conferito ogni due anni ad una persona che si sia distinta per l′esemplarità della propria vita, dedicata al servizio dell′umanità negli ambiti della solidarietà, delle scienze, della difesa dei diritti umani. Qust′anno ne viene insignita la Prof.ssa Adriana Fiorentini, straordinaria testimone della vitalità di una scienza in costante dialogo con la fede.
Voglio però proporre, per ricordarla anch'io, ancora un pensiero di Suor Ilaria, che mi ha particolarmente colpito:
"La via è comunque la solidarietà, la ricerca di una strada comune per costruire dei luoghi dove pace, giustizia, amore, speranza... non siano solo delle parole. Le risorse economiche non sono il problema: mi sembra che la questione principale sia costruire ponti..."
24 febbraio 2013
Da Wired a Unplugged
Sono abbonato a Wired edizione italiana, la principale rivista di cultura geek in Italia, sin dalla sua prima uscita, cioè da quattro anni. E di questa rivista ne ho parlato già altre volte su questo blog.
Adesso però, con la scadenza dell'abbonamento, ho deciso di non rinnovarlo più, per due ragioni principali: una pratica ed una di sostanza.
La prima è la disperazione che mi prende quando arriva la rivista (se arriva): grazie alle poste infatti viene recapitata con molto ritardo, ed un paio di volte addirittura non è arrivata. Ultimamente è diventato usuale che arrivi quando in edicola è già uscito il numero seguente: se vi sembra che sia questa la maniera migliore per godersela...
La seconda è che la rivista è oggettivamente peggiorata qualitativamente. Quando cominciò ad uscire in edicola, quattro anni fa, era quasi sicuramente la miglior rivista italiana. Ottimi articoli, argomenti interessanti, buonissimi commenti. Da poco meno di due anni, invece, complice probabilmente il cambio di direttore, la rivista è andata progressivamente in calando. Alcuni buoni articolisti non ci sono più, alcune tra le migliori rubriche svanite, ingressi tra i collaboratori di firme i cui contributi non sono certo meritevoli. Un paio di esempi: tra le rubriche fisse c'è quella di una blogger il cui unico scopo nella vita è quello di fare più sesso possibile: che cosa c'entra con la cultura geek? Ed il pezzo di chiusura della rivista viene affidato a Niccolò Ammaniti, sicuramente uno scrittore abbastanza famoso, ma il cui pezzo migliore è stato quello in cui ha raccontato di quando, credendo in una bufala che gira su internet, per riparare la playstation l'ha fusa dentro il forno (insieme alle lasagne)....
Si è perso, in altre parole, quell'effetto "WOW" che si trovava all'interno dei primi numeri, e che ti faceva venire voglia, appena finito di leggere un numero, che uscisse quello nuovo. Anche l'allontanamento, a mio parere, da un ambito più geek per andare verso un discorso più di facile accettazione (fare un numero sulle migliori app per cellulare te lo aspetti da riviste molto più terra terra) ha contribuito al declino della rivista. Intendiamoci, è sempre un ottimo giornale, ma non è più quello di prima, e non mi sembra più che valga la pena di esserci abbonato. Spero di sbagliarmi e che presto ritorni in vetta, ma sino ad allora, invece che Wired, diventerò Unplugged.
La seconda è che la rivista è oggettivamente peggiorata qualitativamente. Quando cominciò ad uscire in edicola, quattro anni fa, era quasi sicuramente la miglior rivista italiana. Ottimi articoli, argomenti interessanti, buonissimi commenti. Da poco meno di due anni, invece, complice probabilmente il cambio di direttore, la rivista è andata progressivamente in calando. Alcuni buoni articolisti non ci sono più, alcune tra le migliori rubriche svanite, ingressi tra i collaboratori di firme i cui contributi non sono certo meritevoli. Un paio di esempi: tra le rubriche fisse c'è quella di una blogger il cui unico scopo nella vita è quello di fare più sesso possibile: che cosa c'entra con la cultura geek? Ed il pezzo di chiusura della rivista viene affidato a Niccolò Ammaniti, sicuramente uno scrittore abbastanza famoso, ma il cui pezzo migliore è stato quello in cui ha raccontato di quando, credendo in una bufala che gira su internet, per riparare la playstation l'ha fusa dentro il forno (insieme alle lasagne)....
Si è perso, in altre parole, quell'effetto "WOW" che si trovava all'interno dei primi numeri, e che ti faceva venire voglia, appena finito di leggere un numero, che uscisse quello nuovo. Anche l'allontanamento, a mio parere, da un ambito più geek per andare verso un discorso più di facile accettazione (fare un numero sulle migliori app per cellulare te lo aspetti da riviste molto più terra terra) ha contribuito al declino della rivista. Intendiamoci, è sempre un ottimo giornale, ma non è più quello di prima, e non mi sembra più che valga la pena di esserci abbonato. Spero di sbagliarmi e che presto ritorni in vetta, ma sino ad allora, invece che Wired, diventerò Unplugged.
13 febbraio 2013
Veglia per le Ceneri
Quest'anno mi è stato chiesto di realizzare una guida per la veglia di preghiera che si tiene nella mia parrocchia il mercoledì delle ceneri. Dato che la cosa mi sembra interessante, ho pensato di pubblicare qui quanto preparato per questa veglia, sperando che sia utile anche a voi.
Il materiale preparato lo trovate qui (dato che blogger non supporta la condivisione di file), mentre di seguito trovate il video con una riflessione di Don Tonino Bello che facciamo vedere durante la veglia:
Ovviamente anche questa piccola guida è sotto licenza Cretive Commons (CC BY-SA, anche senza l'attribuzione come autore), liberamente copiabile e modificabile, come del resto tutti i contenuti che ho realizzato per il blog (salvo dove non è altrimenti specificato). Sperando che la cosa sia piaciuta, auguro a tutti che questa quaresima vi porti la possibilità di riflettere sulla vita e che vi prepari alla S. Pasqua.
11 febbraio 2013
Dal sarto alla catena
Nello scorso numero di Julia, un fumetto giallo (cartaceo) tra i miei preferiti, un personaggio esponeva una situazione che mi ha fatto riflettere. Questo personaggio (secondario nella serie) è un esperto di computer, ed era disoccupato perché aveva un piccolo negozio: qualche hanno prima lavorava, ma adesso ha chiuso perché i computer si comprano solo assemblati.
In effetti mi sono reso conto che è proprio così. Io sono abbastanzavecchio su con l'età per ricordare i primi tempi di quando si è diffusa la mania del computer, negli anni '80. Allora i PC preconfezionati erano pochi, a parte i prodotti piccoli (i cosiddetti home computer), e chi voleva un qualche PC se lo faceva assemblare partendo da componenti base. Piano piano si son diffusi quelli preassemblati, ma ancora all'inizio degli anni 2000 c'erano un sacco di negozi che preparavano i PC per gli appassionati. Adesso invece, complice anche il cambiamento di tipologia degli apparecchi informatici, i PC si comprano già pronti, e sono pochi i negozi che fanno assemblaggio, la maggior parte si limita a rivendere preassemblati già pronti. Questo è dovuto anche al fatto che le persone si rivolgono di più verso portatili e tablet, che si trovano solo già pronti, piuttosto che ai computer desktop, oggi relegato quasi solo agli uffici ed agli "smanettoni".
Mi sembra che si sia fatto un passaggio come quello che nella moda è stato dal sarto che preparava i vestiti su misura ad ogni cliente alle catene di abbigliamento preconfezionato. Solo che, mentre nel campo dell'abbigliamento ci sono voluti molti decenni, quì ci abbiamo messo solo tre o quattro lustri. Sarà forse il segno della rapdità con cui cambiano i costumi e le abitudini al giorno d'oggi? Certo è che mi è venuta un po' di nostalgia di quando, da universitario, mettevo insieme qualche soldo prendendo computer usati e riassemblandoli per poi rivenderli...
In effetti mi sono reso conto che è proprio così. Io sono abbastanza
Mi sembra che si sia fatto un passaggio come quello che nella moda è stato dal sarto che preparava i vestiti su misura ad ogni cliente alle catene di abbigliamento preconfezionato. Solo che, mentre nel campo dell'abbigliamento ci sono voluti molti decenni, quì ci abbiamo messo solo tre o quattro lustri. Sarà forse il segno della rapdità con cui cambiano i costumi e le abitudini al giorno d'oggi? Certo è che mi è venuta un po' di nostalgia di quando, da universitario, mettevo insieme qualche soldo prendendo computer usati e riassemblandoli per poi rivenderli...
28 gennaio 2013
Giapponeserie: coda per uomini
Dal Giappone arriva l'ennesima folle trovata: la coda per esseri umani. Si chiama "Shippo", nome che sembra preso da un personaggio di un manga giapponese, ed è proprio una lunga coda pelosa attaccata ad una cintura che si mette intorno alla vita. La coda è collegata a dei sensori: una volta agganciato alla propria schiena,
il meccanismo collega la coda, con connessione wi-fi, a un casco dotato
di sensori che captano le onde cerebrali via bluetooth. In questo modo,
la coda inizia a muoversi dondolando di qua e di là proprio come fa la coda di un cane registrando lo stato d'animo.
![]() |
| Sembra presa da un manga... |
Inoltre, l'umore registrato dai sensori puo' essere anche condiviso con i propri amici sui social
network, grazie alle app che diffondono via Facebook e Twitter informazioni circa il
proprio umore. In questo modo, ad esempio, molti "status umorali" presi
insieme potranno fornire una sorta di mappa dei luoghi che vengono
ritenuti piu' rilassanti. In pratica, si avrebbe una nuova frontiera della condivisone: basta con le semplici foto, mettiamo in comune anche l'umore...
Certo che non ci vedrei andare a giro così conciati molte persone: a parte carnevale, o qualche cosplayer di manga, bisogna proprio essere con la mentalità giapponese per portare a giro la propria coda a scodinzolare a mo' di cagnolino...
Altre giapponeserie viste:
13 gennaio 2013
Il potere della preghiera
Non so se avete notato un particolare annuncio uscito sul Corriere della Sera di due giorni fa. Mi ha colpito la sua peculiarità, poiché a tutta pagina vi era un appello alla preghiera: non la preghiera normale ma una per un malato, ma anche per tutti i malati
In sintesi l'annuncio è questo: una persona lancia quest'appello a favore della moglie malata di cancro senza speranza di guarigione. Non vuole soldi, specifica subito, ma chiede l'aiuto degli altri per una preghiera di gruppo a favore della guarigione della moglie, ma anche per tutti i malati. Dato che ritiene che la preghiera di gruppo sia più efficace, chiede che tutti quelli che rispondono al suo appello preghino inseme dicendo un'Ave Maria stasera 13 gennaio alle ore 22.
Leggere quest'annuncio mi ha lasciato perplesso. Di sicuro traspare la profonda fede di quest'uomo, che si affida a Dio per i suoi affetti più cari, pronto ad accettarne la volontà in ogni caso. Contemporaneamente trovo molto strano un appello del genere, quasi fosse un richiamo alle persone per una sorta di rito magico. La preghiera è un colloquio ed una comunione con Dio, non una recita di una formuletta, e se è vero che dal punto di vista di rito collettivo dobbiamo affidarci a un qualcosa di già confezionato come formula di preghiera, anche in questo caso deve prevalere la sostanza del rapporto con Dio rispetto all'aspetto della formula preconfezionata.
Io comunque ho deciso che stasera pregherò, sia per questa persona che per tutti i malati, non perché mi aspetto un miracolo, ma voglio essere vicino almeno spiritualmente a queste persone che stanno soffrendo. Ed invito chi mi legge, se credente, non importa di quale religione, a fare altrettanto. Perché insieme, con la preghiera e con le azioni, possiamo riuscire a fare qualcosa per gli altri.
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