...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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26 marzo 2012

Cervello da gallina

In questi giorni si leggono di consigli e prese di posizione sulla scuola a dozzine. Dalla proposta di vietare la Divina Commedia di Dante, accusata di essere razzista ed omofoba, all'oncologo Umberto Veronesi, che sostiene il fatto che gli animali sono uguali a noi, più volte ha ripetuto che “i primati sono nostri fratelli e sorelle. (…) Il 99 per cento del nostro Dna è esattamente identico a quello dello scimpanzé, e noi siamo uguali a lui per le nostre funzioni di ogni tipo” (ma vorrei vedere uno scimpanzé comporre un'opera di Shakespeare).
Ma il top, come ben commenta il sito di Civiltà Cattolica, lo ha raggiunto su Repubblica il giornalista Carlo Petrini che, partendo dalle norme emanate dall'Unione Europea che definiscono gli animali “esseri senzienti e non più meri prodotti agricoli”, e dalle procedure di infrazioni aperte contro i paesi che utilizzano metodi di allevamento non consoni, si spinge a dire che "dobbiamo loro una vita senza maltrattamenti, dolore e paure, lasciandoli liberi, per quanto possibile, di esprimere i loro comportamenti naturali. Questo è ciò che si definisce ‘benessere animale’ e riguarda l’esistenza degli animali, ma va anche detto che è legato in maniera indissolubile a tutti gli aspetti del cibo: dalla salute alla sostenibilità ambientale, dalla giustizia sociale alla sicurezza alimentare”, e quindi "Il dialogo, l’informazione e l’educazione al benessere animale sono uno strumento molto potente e la sensibilizzazione dovrebbe iniziare con i bambini, nelle scuole”. In pratica a scuola si dovrebbe insegnare ad amare gli animali e a desiderare il loro benessere, pensando più a loro che alle persone. Va a finire che se un insegnante dirà ad uno studente "hai un cervello di gallina!" verrà redarguito non perché offende il ragazzo, ma la gallina...
Una considerazione sorge spontanea: non è che questi vogliono evitare di far dare del "cervello di gallina" alle persone perché non fanno altro che sentirselo dire di loro?

1 febbraio 2012

Fiocca la neve fiocca...

Stanotte nevicata. Siccome vivo in un posto dove la neve cade di rado (anche negli ultimi inverni una nevicata più o meno consistente l'ha fatta) la cosa ha avuto per me due conseguenze principali: la prima sono i figli che sono stati contenti matti, un po' per la novità della neve, che a loro sicuramente deve apparire una cosa quasi magica, un po' perché così hanno saltato un paio di giorni di scuola...; la seconda che tanta gente è restata a casa (dalla scuola e dal lavoro) e pertanto ci sono in giro pochissime macchine e c'è un silenzio quasi irreale, complice anche l'ovattamento che da la neve.
Nel camminare per le strade imbiancate una cosa mi ha colpito: avete mai notato quanto differenti appaiono i luoghi in cui comunemente viviamo con la neve?
Le cose sembrano differenti rispetto al solito: le strade si trasformano, con poche macchine e gente a piedi che sembra non saper più camminare, i luoghi cambiano, spariscono punti di riferimento comuni e mutano d'aspetto, i suoni non sono più quelli soliti, ma sono molto particolari. Anche gli odori sono peculiari della situazione, tra quello freddo-umido della neve e la mancanza di quello dell'asfalto e dello smog: la città sembra più pulita.
Io mi meraviglio ogni volta di questa trasformazione dei luoghi che mi sono familiari: sarà un tornare bambino, quando giocavo a pallate o a fare un pupazzo di neve, sarà la mia fantasia che corre, ma mi sembra sempre che con la neve sia caduta dal cielo un po' di magia, per migliorare le cose e farcele vedere sempre nuove. Non sembra anche a voi?

8 giugno 2010

Foto (poco) somiglianti

"Fermi... Sorridete... Non muovetevi... Fatta!" Ecco scattata l'ennesima fotografia. Certamente una fotografia, per ricordare un momento particolare o solo per uno sfizio, è sempre una cosa piacevole. Adesso, con le macchine digitali, vediamo subito se siamo venuti bene, altrimenti si ripete, senza aspettare i tempi di sviluppo cui eravamo abituati solo qualche anno fa (e, nell'illusione di spendere meno, ne facciamo una marea di più, ma questo è un'altro discorso, di cui magari parliamo un'altra volta).
"Solo che... Guarda come sei venuto bene qui: sei proprio somigliante!" Prendo la macchina, do uno sguardo allo schermo e la persona che vedo quasi non la riconosco: si, sono io, ma non mi sembro io. Eppure dicono tutti che sono venuto bene. Mah!
Di sicuro è capitato anche a voi: foto che sono somigliantissime (per gli altri) che invece non ci rappresentano affatto. La spiegazione (fisica) è semplice: noi siamo abituati a guardarsi allo specchio, che ci da un'immagine riflessa, cioè al contrario di come ci vedono gli altri. Se, per esempio, provate a girare una foto digitale specularmente con un programma qualsiasi di editing grafico (tipo Gimp, per intenderci) vedrete come per incanto la vostra faccia che si fa molto più familiare: è vero, sono io! ;-)
Questo mi fa venire un dubbio: ma se anche nelle foto ci vediamo differenti da come ci vedono gli altri, come appariamo allora nella realtà? Rendiamoci conto che gli altri ci vedono differentemente da come noi stessi ci valutiamo. Questo è dovuto a più fattori: il primo, e forse più importante dipende dal fatto che la conoscenza che abbiamo degli altri è sempre e solamente parziale. Per forza di cose (mancanza di informazioni, poco tempo di frequentazione, visione parziale delle caratteristiche dell'altro) noi riusciamo a vedere solo un'aspetto delle altre persone, spesso proprio quello che vogliamo vedere. In realtà le persone sono molto più sfaccettate di quanto ci appaiono, ma questo è un discorso un po' difficile, di cui forse è meglio parlare un'altra volta.
La considerazione che si può trarre da queste piccole riflessioni è questa: come una foto ci rappresenta in un istante come ci vedono le persone intorno a noi, così noi vediamo spesso solo un aspetto di chi abbiamo di fronte. Dovremmo invece sforzarci di andare oltre ciò che vediamo di primo acchito, e cercare di capire meglio gli altri: un lavoro sicuramente faticoso, ma che so per esperienza portare risultati inattesi. Del resto le persone che amiamo giungiamo ad amarle proprio durante un cammino di conoscenza. Non ne avete forse qualche esempio anche voi?