...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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1 maggio 2013

1° maggio: lavorare per festeggiare davvero

Ho già detto tempo fa la mia impressione sulla festa del 1° maggio: per me questa è diventata la festa dal lavoro, perdendo il senso che poteva averla caratterizzata. Ed in questo senso sono da leggere le polemiche che ci sono state in questi giorni sul fatto se tenere aperti o no i negozi in questa occasione.
Riflettendoci bene, dato anche il periodo che stiamo passando, con questa crisi che ha tolto il lavoro a tanta gente, mi è venuta in mente una proposta per dare un senso reale e concreto a questa giornata: chi come me lavora, invece di fare un giorno di vacanza, può fare un giorno di lavoro il cui ricavato possiamo dedicare agli altri, a chi un lavoro non lo ha, perché lo ha perso o non riesce a trovarlo, oppure a chi è in difficoltà.
Se ci pensiamo bene lo spirito che anima questa giornata (io di chiamarla festa non me la sento molto) dovrebbe essere quello della solidarietà tra lavoratori, tra chi può lavorare e chi invece non è in condizione di farlo. E quale miglior solidarietà di quella che consente di darci realmente una mano? Immagino già che una proposta del genere susciterebbe polemiche a non finire se fosse fatta seriamente, da chi lamenterebbe la perdita dei valori del lavoro (come se fare festa li esaltasse) a chi direbbe che la mancanza delle persone che vanno a giro deprimerebbe l'economia. Ma se siamo in crisi, se si dice che dovremmo lavorare di più, questa sarebbe davvero una bella occasione per darsi da fare a migliorare lo stato economico della società e contemporaneamente di aiutare chi ha bisogno. Cosa ne pensate?

10 giugno 2012

Ancora corsi (e ricorsi)...

Ho già scritto tempo fa di un corso che ho seguito al lavoro (lo trovate scritto quì: parte 1, parte 2, parte 3). Nei giorni scorsi ne ho seguito un altro, questa volta non su come parlare ma su come gestire una riunione, sia dal punto di vista teorico, le cose da fare per organizzarle e condurla al meglio, sia da quello pratico, con le tecniche per gestire al meglio le persone che vi partecipano.
Al di la del corso in se stesso, che comunque è stato veramente interessante, mi sono particolarmente piaciute tutte le classificazioni che vengono fatte delle persone che in genere partecipano a queste riunioni, divise in tipologie che ne rispecchiano una parte del carattere: ci sono i divagatori, i silenziosi, quelli che tentano di dirigerla verso il proprio interesse, quelli che remano contro, ecc. ecc...
In verità i comportamenti umani sono molto più complessi e sfaccettati di così, ma già una semplificazione del genere riesce a darti delle tecniche interessanti adatte a trattare con le persone, almeno durante una riunione di lavoro.
Un dato mi ha colpito in particolar modo, riportatoci dal formatore che ha condotto il corso: gli atomi nell'universo sono stimanti in numero di 10 elevato alla 102, mentre le connessioni possibili tra i neuroni del nostro cervello è stato calcolato che sono ben 10 elevato alla 801! Questo significa che le capacità della nostra mente (e le possibilità caratteriali) sono praticamente infinite, superiori come ordine di grandezza all'universo stesso. E pensare che c'è tanta gente che queste capacità le spreca inutilmente...

1 maggio 2010

1° Maggio: festa del lavoro o festa dal lavoro?

Mentre non si placano le polemiche sulla possibilità di aprire i negozi per la giornata del Primo Maggio e a Roma si tiene il classico concertone, mi domando che senso abbia la festa del lavoro.
Intendiamoci, io sono già molti anni che lavoro professionalmente, e conosco la fatica che si ha lavorando (e, avendo un lavoro d'ufficio, so che la fatica che faccio io non è certo quella che può fare un operaio in fabbrica), ma proprio per questo non considero il lavoro come un valore. Per me il lavoro è una necessità, data dal fatto che ciascuno necessita di procurarsi le risorse per vivere. Un lavoro può essere valorizzante se consente non solo di guadagnare, ma se permette di creare qualcosa di più del semplice valore economico. Un artista, un creativo, chi scrive programmi o mette in condivisione le sue creazioni, sono queste le persone fanno un lavoro che vale qualcosa di per se stesso, come chi lavora per aiutare gli altri a migliorare. Ma se sentiamo che fa queste cose, vediamo che raramente sono fatte come lavoro, spesso sono  portate avanti nel tempo libero, come passione o come hobby, e chi ha la fortuna di farlo professionalmente si sente sempre dire che "quello per lui non è un lavoro".
Insomma, bisogna distinguere tra lavoro necessario, quello per vivere, e lavoro creativo, che da soddisfazione. Solo quest'ultimo può essere visto come valore, ma è solitamente troppo raro per poterlo mettere ad esempio per tutti. Se poi facciamo caso che la maggioranza della gente vive questa festa non come un momento di riflessione su ciò che fa o per portare avanti degli ideali sul lavoro e sul suo ruolo nella società, ma che è solo un giorno di vacanza utile per fare la classica "scampagnata", possiamo certamente dire che il Primo Maggio è diventata la "Festa DAL Lavoro". E quindi, che senso ha celebrarla ancora? Voi che ne pensate?

14 febbraio 2010

Corsi (e ricorsi) di formazione - 3

Anche se con un leggero ritardo vi ragguaglio sull'ultimo giorno del corso di "Public speacking", dei cui primi giorni avevo già parlato. Al mattino continua la visione dei filmati delle mini-conferenze di tre minuti del giorno prima, tra cui la mia. Devo ammettere di non essermela cavata troppo bene, avendo improvvisato all'ultimo una presentazione con l'uso della lavagna. Comunque ho notato che il livello delle persone era molto variabile, in dipendenza alla loro familiarità a parlare in pubblico. Di seguito teoria, con la spiegazione dlell'organizzazione delle idee da presentare, e l'uso delle mappe mentali. Devo dire che mi ero già trovato di fronte a questa metodologia di rappresentazione concettuale, e ci avevo capito poco. Invece la nostra tutor è stata molto chiara, facendoci degli esempi chiarificatrici.
Nel pomeriggio esercitazione con mappe mentali,  poi tecniche di memorizzazioni e conseguente esercizio. A chiusura del corso le solite schede di valutazione del corso stesso e breve discorso (inutile) di un nostro dirigente.
Quale giudizio dare a tutto ciò: al di la del fatto che ho imparato delle cose interessanti (ma qualcuno potrebbe dire che mi interessa tutto), ritengo che mi sia stato utile come strumento per capire quali sono le mie incorrettezze nel parlare con gli altri, e quindi mi abbia dato uno spunto per migliorarmi. Ottimo l'affiatamento che si è prodotto da subito tra i compagni di corso, che ha contribuito a farci stare bene, e un brava alla nostra trainer, che ci ha messo a nostro agio e che riusciva sempre a rispondere a quello che volevamo, sapendo riportarci sempre nel solco centrale del programma. Spero solo che la cosa non sia finita qui, ma che sia ripresa tra un po di tempo per un approfondimento.

11 febbraio 2010

Corsi (e ricorsi) di formazione - 2

Oggi secondo giorno di corso "Public speacking". Le cose continuano ad essere interessanti. In mattinata teoria della comunicazione su come si genera e si imposta un discorso al pubblico (di qualsiasi tipo). Poi esercitazione a sottogruppi con un brainstorming (generazione a raffica di idee) su argomento a scelta, nel nostro caso i pregi dello scooter.
Il difficile è venuto nel pomeriggio, dove ciascuno di noi, sempre lavorando a sottogruppi, ha dovuto preparare una mini-conferenza di 3 minuti sull'argomento della mattina, con le idee trovate, scegliendosi un pubblico ed un'obbiettivo. Dopo un paio d'ore di lavoro (e di panico...) le abbiamo fatte di fronte agli altri partecipanti, con annessa ripresa della performance. Quando ci siamo rivisti ci siamo giudicati, prima per proprio conto e poi anche dagli altri e dalla tutor. Per il non eccessivo tempo a disposizione ancora non mi sono rivisto, si farà subito domattina. Spero di essermi espresso meglio di ieri, la preparazione aiuta, ma temo di essermi un po impappinato in un paio di punti, e non so quanto sia efficace con la comunicazione non-verbale.
A domani per il giudizio.

10 febbraio 2010

Corsi (e ricorsi) di formazione - 1

Da oggi, per tre giorni, corso di formazione aziendale. Argomento: "Public speacking", cioè l'arte di parlare in pubblico. Nella pratica si parla di comunicazione, finalizzata sopratutto alla comunicazione intraziendale. La cosa è interessante, perché una base (anche teorica) di come poter migliorare la capacità di relazionarsi con gli altri penso che migliori non solo le mie capacità lavorative, ma anche la possibilità di comunicare con gli altri (anche per quello che scrivo qui sopra).
Svolgimento del corso: in mattinata classica presentazione e un po di teoria. Docente simpatica, che sa destreggiarsi tra gli argomenti e non è legata ad uno schema fisso che non permette deviazioni, ma sa arrangiarsi bene per poter fare piccole deviazioni, riportandosi poi nel discorso principale. L'organizzazione da parte dell'azienda è invece, al solito, un po carente: per esempio mancava un puntatore laser, se non avevo il mio nel portachiavi da prestargli...
Nel pomeriggio una parte più interessante: una simulazione di una situazione di pericolo (palazzo che brucia ed una sola possibilità di essere salvati) dove ciascuno, in due minuti, doveva dimostrare di essere la persona da salvare. Dopo gli altri giudicavano la performance, e con l'insegnante si vedevano le cose corrette e quelle che non andavano. Temo di non essere stato molto convincente, e di essere rimasto tra quelli che sono bruciati :-(
Vediamo domani di cosa si parlerà, sono curioso.
E voi, avete fatto corsi particolari, o qualche simulazione aziendale? Scrivetemelo nei commenti.