...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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30 gennaio 2011

Nel regno della shopping

Avevo promesso alla figlia più grande di portarla a fare spese all'Outlet qualche volta, e con l'inizio dei saldi mi sono deciso e siamo andati, insieme con la moglie.
La girata non è cominciata sotto i migliori auspici, poiché sull'autostrada abbiamo trovato 6 (sei) chilometri di coda dovuti ad un'incidente, e siamo stati mezzora fermi in fila, ma tant'è, ormai eravamo in ballo. Arrivati all'outlet, fila chilometrica per accedere e parcheggiare. Pensavo che essendo giorno di lavoro (anche se c'era il ponte) non fosse pienissimo, ed invece... Mi è venuta in mente una striscia del grande eriadan.
Comunque, trovato bene o male un posto per l'auto, siamo partiti alla caccia dell'occasione, cercando un paio di articoli di cui avevamo bisogno. La suddivisione dei compiti era così fatta: moglie e figlia alla ricerca del capo d'abbigliamento desiderato (spesso non trovato ma però c'era sempre qualcosa d'altro interessante...), io in perenne coda alla cassa, dato le lunghezze spropositate, così da essere vicino a pagare quando avevano scelto cosa prendere (il che la dice tutta sulla lunghezza delle code... ).
Insomma, tutto sommato la classica giornata di compere in famiglia. Una riflessione mi è venuta durante le attese alla cassa, vedendo tuta la gente introno indaffarata ai loro acquisti: ma tutte queste cose che compriamo, ci servono veramente? Il discorso sarebbe molto lungo, partendo dal consumismo, per passare allo sfruttamento delle risorse, alla pubblicità che ci spinge a comprare, e così via. L'aspetto che voglio invece evidenziare è quello del cristiano: per chi come me crede diventa un imperativo l'aiuto dell'altro che è nel bisogno. Tutto questo comprare, se le cose non sono effettivamente necessarie, ci distrae invece da questo, e ci porta a consumare quello che abbiamo solo per noi, in maniera più egoistica. Forse, più di un outlet,di vestiario avremmo bisogno di un grande magazzino di  buoni sentimenti: quelli non sono mai a caro prezzo...

8 gennaio 2011

Il mio portafortuna...

L'altra sera abbiamo portato i bimbi alla tombola parrocchiale. Solito caos di gente, parrocchiani e non, che si incontrano per passare una serata diversa dalle altre, tutti insieme in compagnia.
Una cosa che mi ha incuriosito era un signore, al tavolo vicino al nostro, che ha tirato fuori una sfilza di  medagliette, bandierine, stemmini, immagini, spilette e cosi via... Una collezione impressionante di portafortuna che tuttavia non gli sono serviti a molto, poiché non ha vinto niente. Mi è venuto da pensare che io non avevo nessun portafortuna da portarmi dietro. Ciò nonostante in famiglia abbiamo fatto un terno ed una cinquina.Questo perché la fortuna è cieca? Guardandomi accanto ho però capito una cosa: mia moglie era vicino a me ed ai bimbi, giocando insieme con noi. Mi è stato chiaro che è lei la mia fortuna, poiché sono stato fortunato a trovarla ed a innamorarmi di una persona così speciale. Forse non avrò spillette o medagliette portafortuna, ma ho accanto a me chi la fortuna me la fa trovare tutti i giorni della mia vita...

26 novembre 2010

L'ascolto nella coppia: quieto vivere o amore?

Sabato sono stato, insieme ala moglie (e con chi sennò, dato l'argomento), ad un interessante incontro organizzato dalla Diocesi di Pisa sul tema "La questione dell'ascolto nella coppia".


L'incontro, tenuto da don Stefano Guarinelli (psicologo e psicoterapeuta), un sacerdote psicologo specializzato in questioni di coppia, ha esplorato i vari aspetti della comunicazione nel rapporto tra due persone che vivono insieme, soffermandosi, vista l'esperienza del relatore che da anni aiuta le coppie in difficoltà, sulle crisi e su come riallacciare e portare aventi il discorso visto soprattutto nell'ottica di una vita di coppia cristiana. I momenti indicati per la concretezza dell'ascolto sono tre:
  • il riconoscimento, inteso come vedere l'altro appunto come altra persona, diversa da se eppure con  cui si vuole entrare in contatto;
  • l'empatia, cioè cercare di capire l'altro e trovarsi in sintonia con i suoi messaggi ed i suoi bisogni;
  • il cambiare idea, intesa come volontà di ascoltare e comprendere quello che l'altro vuole dirci, senza voler avere ragione ad ogni costo, ma essere pronti a accettare quello che vuole dire.
In tutti i discorsi fatti mi sembra che però sia mancato qualcosa: l'amore. Spesso tra due persone si instaura un rapporto di condiscendenza, una specie di accomodamento per mantenere una situazione che piace ad entrambi, e dove ascoltare l'altro è spesso faticoso. Per me alla base del matrimonio, o comunque di un essere coppia, ci deve essere il rapporto d'amore tra i due coniugi. Se manca quello la coppia alla fine "scoppia", poiché non ha più una base su cui appoggiarsi. Invece se si ha amore verso l'altro l'ascolto viene una cosa quasi naturale: io ti ascolto perché ti amo, e per questo voglio sapere quello che hai da dirmi.
Questa mancanza dell'amore tra le motivazioni del dialogo nella coppia mi ha meravigliato, perché specialmente per un cristiano, che deve fondare sull'amore di Dio la sua vita, è nel matrimonio che arriva la massima espressione del suo amore verso una singola persona, che diventa letteralmente una parte di se. Amare un'altra persona per me fa si che l'altro diventi per te più importante di te stesso, e quindi diventa ovvio e naturale ascoltarlo e cercare di comprenderlo il più possibile.
Cosa ne pensate di questo?

29 luglio 2010

Dessert... a mezzo!

L'altra sera, cena romantica con la consorte, solo noi (ogni tanto ci vuole, per rinfrancarsi un po'). Un bel ristorantino, cenetta ottima, un bicchiere di vin, ma arrivati al momento del dolce la mia dolce metà dice: "Io il dessert non lo prendo, sono piena." Pazienza, lo ordino solo io, ed il cameriere, che già conosce l'andazzo, oltre al mio dolce porta anche un cucchiaio per la moglie "Per l'assaggio". Ed infatti l'assaggio (chiamiamolo così) arriva puntualmente, facendo sparire una significativa parte del mio ottimo dolcino...

(fonte dell'immagine hungrysormuijai.blogspot.com)

Io mi domando: ma perché le signore non possono prendere un dessert normale e lo devono sempre fregare a noi uomini golosi? Va bene che le donne mangiano meno, per volontà di rimanere in forma o per semplice minor necessità od appetito, ma insomma, un piccolo sfogo di gola se lo potranno pur permettere anche loro, no? Ed invece spesso e volentieri ti fregano una parte della tua ghiottoneria. Il massimo mia moglie lo raggiunse una volta che, assaggiato il mio dessert, gli piacque così tanto che me lo finì... Mi toccò riordinarlo perché io non lo avevo nemmeno assaggiato.
Anche a voi uomini capita la stessa cosa? E voi donne, ci potete spiegare perché lo fate?

14 febbraio 2010

Cantuccini di San Valentino

Oggi, per San Valentino, la moglie mi ha fatto i cantuccini: si, i biscottini secchi, tipici toscani, ottimi da sgranocchiare e da inzuppare nel vin santo: slurp!
Se me li ha preparati è perché c'è una storia dietro, dei primi tempi che stavamo insieme.....
E' il suo modo di dirmi che mi ama, ed anch'io la amo da impazzire.
P.S.: questa volta gli sono venuti eccezionali...