...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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13 gennaio 2013

Il potere della preghiera

Non so se avete notato un particolare annuncio uscito sul Corriere della Sera di due giorni fa. Mi ha colpito la sua peculiarità, poiché a tutta pagina vi era un appello alla preghiera: non la preghiera normale ma una per un malato, ma anche per tutti i malati
In sintesi l'annuncio è questo: una persona lancia quest'appello a favore della moglie malata di cancro senza speranza di guarigione. Non vuole soldi, specifica subito, ma chiede l'aiuto degli altri per una preghiera di gruppo a favore della guarigione della moglie, ma anche per tutti i malati. Dato che ritiene che la preghiera di gruppo sia più efficace, chiede che tutti quelli che rispondono al suo appello preghino inseme dicendo un'Ave Maria stasera 13 gennaio alle ore 22.
Leggere quest'annuncio mi ha lasciato perplesso. Di sicuro traspare la profonda fede di quest'uomo, che si affida a Dio per i suoi affetti più cari, pronto ad accettarne la volontà in ogni caso. Contemporaneamente trovo molto strano un appello del genere, quasi fosse un richiamo alle persone per una sorta di rito magico. La preghiera è un colloquio ed una comunione con Dio, non una recita di una formuletta, e se è vero che dal punto di vista di rito collettivo dobbiamo affidarci a un qualcosa di già confezionato come formula di preghiera, anche in questo caso deve prevalere la sostanza del rapporto con Dio rispetto all'aspetto della formula preconfezionata.
Io comunque ho deciso che stasera pregherò, sia per questa persona che per tutti i malati, non perché mi aspetto un miracolo, ma voglio essere vicino almeno spiritualmente a queste persone che stanno soffrendo. Ed invito chi mi legge, se credente, non importa di quale religione, a fare altrettanto. Perché insieme, con la preghiera e con le azioni, possiamo riuscire a fare qualcosa per gli altri.

22 febbraio 2011

Perdendo tempo (2): È il tempo vissuto quello che conta.

Dopo che ho scritto un post un po' di tempo fa sull'uso migliore del tempo ho visto in rete che il tema è abbastanza dibattuto su molti blog (ad esempio sul quello di Giorgio Salati).Sopratutto ho seguito glli interessantissimi post che Angela bellini ha fatto nel Blog "Il Tesoro nel campo" (uno dei miei preferiti), e la discussione che ha generato (li trovate qui, qui e qui). Sopratutto l'ultimo mi ha colpito, esprimendo benissimo il mio pensiero. L'invito a condividere il tempo con coloro a cui vogliamo bene mi sembra giustissimo: è stando con gli altri che possiamo moltiplicare il tempo, unendolo nel trascorrerlo a comune. Così le cose, anche quelle che sembrano meno importanti, diventano unione con gli altri. Questo è vero specialemnte con i figli, che spesso non ci chiedono cose particolari, ma che hanno bisogno di noi, della nostra presenza con loro.
Memorabile è la frase di chiusura di Angela: "È il tempo vissuto quello che conta. E allora viviamo." Perché troppo speso vedo che le persone non vivono, ma purtroppo si limitano a passare il tempo, sprecandolo, riempiendolo di inutilità e di mille modi per non pensare.

16 gennaio 2011

Perdendo tempo...

L'altra sera, all'uscita dal lavoro, sono andato in Chiesa all'adorazione eucaristica. Dopo mi ha colto un dubbio: con tutte le cose che abbiamo da fare, tra lavoro, famiglia ed altri impegni, è giusto perdere tempo a non fare (apparentemente) niente? Ma mi sono reso conto che la domanda è sbagliata: non si deve giudicare quello che si fa, ma quello che si ottiene. Il tempo è l'unica risorsa che abbiamo che non possiamo rinnovare: quello che abbiamo trascorso non ritorna e non sappiamo quanto ancora ne abbiamo di fronte prima che (per noi) si esaurisca. E se non lo usiamo al meglio, per le cose veramente importanti, non ci basterà.
Mi è venuto in mente un modo di dire che abbiamo qui dalle mie parti: quando facciamo qualcosa diciamo "perdere tempo dietro a...". In questa maniera chi gioca con i bimbi dice che sta perdendo tempo con i figli, chi corteggia una ragazza perde tempo dietro ad una, chi prega perde tempo in Chiesa, ecc. ecc.
Chissà perché ci viene da dire che perdiamo tempo proprio quando in realtà lo stiamo usando al meglio...

Aggiornamento: le mie riflessioni sull'argomento proseguono anche qui.

26 novembre 2010

L'ascolto nella coppia: quieto vivere o amore?

Sabato sono stato, insieme ala moglie (e con chi sennò, dato l'argomento), ad un interessante incontro organizzato dalla Diocesi di Pisa sul tema "La questione dell'ascolto nella coppia".


L'incontro, tenuto da don Stefano Guarinelli (psicologo e psicoterapeuta), un sacerdote psicologo specializzato in questioni di coppia, ha esplorato i vari aspetti della comunicazione nel rapporto tra due persone che vivono insieme, soffermandosi, vista l'esperienza del relatore che da anni aiuta le coppie in difficoltà, sulle crisi e su come riallacciare e portare aventi il discorso visto soprattutto nell'ottica di una vita di coppia cristiana. I momenti indicati per la concretezza dell'ascolto sono tre:
  • il riconoscimento, inteso come vedere l'altro appunto come altra persona, diversa da se eppure con  cui si vuole entrare in contatto;
  • l'empatia, cioè cercare di capire l'altro e trovarsi in sintonia con i suoi messaggi ed i suoi bisogni;
  • il cambiare idea, intesa come volontà di ascoltare e comprendere quello che l'altro vuole dirci, senza voler avere ragione ad ogni costo, ma essere pronti a accettare quello che vuole dire.
In tutti i discorsi fatti mi sembra che però sia mancato qualcosa: l'amore. Spesso tra due persone si instaura un rapporto di condiscendenza, una specie di accomodamento per mantenere una situazione che piace ad entrambi, e dove ascoltare l'altro è spesso faticoso. Per me alla base del matrimonio, o comunque di un essere coppia, ci deve essere il rapporto d'amore tra i due coniugi. Se manca quello la coppia alla fine "scoppia", poiché non ha più una base su cui appoggiarsi. Invece se si ha amore verso l'altro l'ascolto viene una cosa quasi naturale: io ti ascolto perché ti amo, e per questo voglio sapere quello che hai da dirmi.
Questa mancanza dell'amore tra le motivazioni del dialogo nella coppia mi ha meravigliato, perché specialmente per un cristiano, che deve fondare sull'amore di Dio la sua vita, è nel matrimonio che arriva la massima espressione del suo amore verso una singola persona, che diventa letteralmente una parte di se. Amare un'altra persona per me fa si che l'altro diventi per te più importante di te stesso, e quindi diventa ovvio e naturale ascoltarlo e cercare di comprenderlo il più possibile.
Cosa ne pensate di questo?

27 ottobre 2010

Scappatoie per l'illegalità

Qualche tempo fa avevo scritto la mia opinione sulla notizia del bambino concepito artificialmente da due donne omosessuali. Adesso leggo in prima pagina su un giornale locale  che la stessa cosa è successo con un'altra coppia omosessuale, questa volta formata da due uomini.
Al di la delle mie considerazioni personali sulla crescita del bambino, che sono le stesse già espresse per il precedente caso, quello che mi ha colpito è la dichiarazione, effettuata da molti, che sia una negazione di alcuni diritti il fatto che si debba andare all'estero per fare quello che volevano.
A mio giudizio invece non si tiene conto di un fatto importante: queste persone sono andate all'estero per fare qualcosa che la legge italiana non consente, cioè sono espatriate per compiere un "reato" (anche se la definizione forse non è corretta), in barba alle leggi nostrane. Leggi che essi evidentemente non condividono, ma che sono sicuramente da rispettare. In questo caso particolare, quello della legge sulla fecondazione assistita, c'è anche da considerare che gli italiani si sono espressi in merito con il referendum del 2004, dichiarando a larga maggioranza tramite l'escamotage dell'astensione non che la legge va bene così, ma che si vuole cambiare nel senso opposto a quanto richiesto dai promotori del referendum. Queste persone vanno fuori del nostro paese per fare cose illegali qui da noi, anche se legali all'estero. Mi chiedo che differenza ci sia da un punto di vista formale, a parte la gravità della cosa, con chi va in alcuni paesi per drogarsi liberamente o con chi va in estremo oriente per avere rapporti sessuali con minorenni...
Ciò che mi disturba è anche la naturalezza con cui certi comportamenti siano portati avanti, come se fosse una cosa banale, e che ci siano molte persone che li giustificano: se non si può fare qui andiamo da un'altra parte! Benissimo, ma allora uno deve espatriare del tutto, andando a vivere in un altro paese, ed essere soggetto alla totalità delle sue leggi, e non prendere l'opportunità solo di fare quello che fa comodo e che non è permesso da noi. Se davvero non è possibile procedere verso queste persone qui da noi, bisogna condannarle moralmente, protestando con forza e facendo loro capire che ciò che fanno non è corretto. Siete d'accordo con me?

26 agosto 2010

Camper: vacanze nello stretto

Quest'anno per le ferie abbiano deciso con la famiglia di fare un'esperienza nuova: invece di andare in albergo o di prendere in affitto un'appartamento abbiamo preso a noleggio un camper e via, in vacanza itinerante. Mi rendo conto che tra chi mi legge ci sono dei camperisti provetti, ma per chi non ha mai provato la cosa la novità, di vita e di stile di vacanza, è forte.
La cosa che mi ha colpito di più, al di la della libertà di movimento che fornisce avere un mezzo con alloggio incorporato, che da la possibilità di scegliere la destinazione e di variare i programmi all'ultimo momento, è che lo spazio molto limitato a disposizione per vivere (mangiare, dormire, soggiornare) mette in tensione i rapporti al'interno del nucleo familiare, costretto ad una convivenza più stretta del solito. Lo spazio all'interno di un camper è estremamente limitato, ed anche il posto per i bagagli (armadietti, vani, ...) è piccolo. Da ciò deriva la necessità di limitare al minimo indispensabile le cose da portarsi dietro, che cozza contro la tendenza che abbiamo in generale (soprattutto moglie e figlia) di prendere tutto ciò che potrebbe, anche eventualmente, servire od essere di una qualche utilità, soprattutto nel vestiario.
La convivenza in uno spazio limitato fa si, come ho detto, che le dinamiche tra le persone si accellerino a dismisura: i figli si danno più noia tra di loro, si rivolgono sempre di più ai genitori per sciocchezze miste, i genitori, dal canto loro, senza la minima possibilità di avere un po' di intimità si sentono un po' troppo presi nello stretto... Eppure è in queste situazioni che viene fuori se una famiglia ha armonia all'interno oppure no: nonostante una decina di giorni vissuti così a stretto contatto senza esserci abituati i rapporti tra di noi non si sono deteriorati, ma anzi rafforzati. E' stato questo che mi ha fatto vedere ancora una volta che la nostra famiglia è veramente unita, con le basi solide, perché fondata sull'amore che c'è tra di noi. Se penso ad alcune coppie con figli che sono già inconsciamente traballanti, forse un'esperienza del genere gli darebbe una spallata...
Comunque la vacanza in camper è stata una bella esperienza, anche se in parte sciupata dal maltempo: consiglio a tutti di provarla se già non la fanno, è una novità piacevole. E probabilmente la ripeteremo, anche perché i costi, specialmente se non fatta in agosto come stavolta, sono competitivi con quelli di un soggiorno in albergo, per chi ha più figli. Qualcuno di voi ha fatto esperienze simili per le ferie?

21 giugno 2010

Auguri a Giulio, bimbo senza padre

Non so se avete letto la notizia uscita in questi giorni di due mamme che hanno avuto un figlio. Le due donne, Sara e Margherita, omosessuali che da alcuni anni convivono, hanno deciso di avere un figlio e per riuscire ad averlo, dato che la legge italiana non consente l'inseminazione artificiale eterologa, cioè tra persone che non sono sposate o che fanno una coppia di fatto, sono andate in Danimarca, dove la legge lo consente. Da quest'operazione è nato Giulio.
Le riflessioni che mi vengono fuori da questa notizia, dopo aver cercato in rete maggiori dettagli ed approfondimenti, sono molte, e cercherò di riassumerle di seguito. Per prima cosa penso alle condizioni in cui crescerà quel bimbo. Non conosco le sue "mamme", e quindi non so le ragioni che le hanno spinte a questa decisione, ma so che la sua vita si prospetta difficile. Senza una figura maschile di riferimento, un babbo, gli mancherà sicuramente qualcosa nella vita. Oltre a questo temo che ci saranno molte persone che lo giudicheranno per quello che hanno fatto le sue genitrici, e di cui lui non ha colpa. Come leggevo su "Il Giornale", in un articolo a mio avviso condivisibile in pieno, a questo bimbo sono stati negati alcuni diritti fondamentali, come quello di avere un padre od una famiglia, che le sue genitrici gli hanno tolto con la loro scelta. E quella di crescere in una famiglia è una necessita per tutti i bambini, cosa che Giulio non avrà mai. Ne si può affermare che quella formata dalle due donne sia una famiglia, poiché non lo è ne dal punto di vista legale (come afferma la Costituzione Italiana) ne dal punto di vista reale, mancando di elementi fondamentali per la sua costituzione, come un padre ed una base di stabilità legale della stessa. Interessante da questo punto di vista un sondaggio di Radio24, che su questa vicenda chiedeva agli ascoltatori "Bambini con due genitori dello stesso sesso. La considerate una famiglia?", ottenendo quasi il 75% di NO.
Poi ci sono le "mamme". Su di loro sono estremamente perplesso. dicono che lo hanno voluto fortemente e che non gli faranno mai mancare il loro amore. Speriamo che succeda, ma non so se questo figlio, da loro voluto, è segno di amore o solo di un desiderio di maternità, cosa naturale nell'essere umano, ma che è naturalmente negata a chi pratica l'omosessualità. Dalle dichiarazioni che leggo in rete o sulla stampa mi sembra che esca fuori questa seconda ipotesi. E che la scelta di procreare sia frutto di voglia di affermarsi come coppia (e come famiglia, anche se famiglia non sono) più che una scelta di amore verso un figlio.
Un altro punto, che mi sembra non sia venuto fuori nelle analisi e nei commenti che ho letto sta nel fatto che questo tipo di fecondazioni in Italia è proibito dalla legge. La legislazione sulle fecondazione assistita infatti non consente la fecondazione eterologa, nemmeno per persone legalmente sposate. Per evitare ciò, queste due donne sono andate in Danimarca, dove la legge lo consente, e li hanno fatto l'intervento. Personalmente
non trovo affatto giusto che per violare la legge impunemente si vada all’estero, indipendentemente da quale legge si violi. Da un punto di vista di principio non ci trovo differenze tra chi va all’estero per fare un’inseminazione, chi ci va per drogarsi o chi per fare turismo sessuale (al di la delle dovute differenze di gravità del reato). Se qui da noi c’è una legge che vieta qualcosa, nello specifico anche passata al vaglio di un referendum che ha sancito la volontà popolare su questa legge, non bisogna cercare di violarla trovando scappatoie come questa. Sicuramente le due donne non saranno perseguite per questo (non so nemmeno se sia legalmente possibile), ma quello di andare all'estero per fare ciò che ci pare lo trovo moralmente riprovevole.
Concludo queste mie riflessioni augurando a Giulio (che mi ricorda l'innocente di un film di Visconti) ogni bene ed ogni felicità, sperando che la vita gli sia propizia e che crescendo trovi la pienezza di ciò che adesso non ha: una famiglia vera.

Aggiornamento (05/03/2011): un'altra vicenda particolare sull'inseminazione artificiale a una coppia gay che mi ha colpito la commento quì.

14 aprile 2010

Bocciati i matrimoni omosessuali

La Corte Costituzionale ha bocciato oggi il ricorso di incostituzionalità sul fatto che il nostro ordinamento prevede il matrimonio solo tra persone eterosessuali. Finalmente si vedono i giudici che decidono secondo le leggi e non secondo loro convinzioni personali o politiche (come mi sembra sia avvenuto per Eluana). Infatti l'articolo 29 della nostra costituzione, prevedendo il matrimonio come fondamento della famiglia, di fatto vieta le nozze non eterosessuali.
Anche se per capire bene dobbiamo aspettare le motivazioni della sentenza, non sono però d'accordo sul fatto di dichiarare inammissibile parte del ricorso, dicendo che è materia del legislatore: se non è costituzionale il matrimonio omosessuale nessuna legge può permetterlo. Mi rendo conto che la cosa è delicata e che coinvolge i sentimenti di molte persone, però bisogna pur affermare che non si possono legalizzare unioni differenti dal matrimonio tradizionale, proprio per salvaguardare la famiglia (che oggi in Italia ne ha davvero bisogno).

28 febbraio 2010

Errori di contabilità

L'altro giorno al lavoro, pausa caffè. Con un collega stavo andando alle macchinette (ma perché il caffè delle macchinette deve essere così cattivo?) quando sento uno di quelli che già sono li che fa: "Quello ne ha tre, quell'altro sei, ma come fanno?" Si stava parlando di figli, e quello che brontolava non riusciva a capire come si potessero fare più figli (ne ha uno solo nato da poco). Il problema, a suo dire, è economico. Per avere i figli bisogna mettere in preventivo ingenti spese, che non tutti possono sopportare, da una casa abbastanza grande al vitto, ai vestiti e così via. A sapere che io ho tre figli, ed il mio collega quattro, rimane quasi di stucco. Per lui la cosa è improponibile. Ci fa: "Ma se hai un figlio e lo porti dal dentista, sono tremila euro per l'apparecchio; due figli seimila, tre novemila e così via. se poi ti si guasta anche la caldaia come fai? E non ho fatto a caso l'esempio della caldaia perché la mia fa un rumore che non mi piace, ho paura che presto la dovrò cambiare."
Posso capire che a pensare ai figli sotto l'aspetto economico e di spese da sopportare uno si possa scoraggiare; una vecchia amica di famiglia mi diceva sempre che i figli costano. Però è sbagliata la prospettiva con cui si guarda la vicenda. Ad esempio, se uno ha un fondo pensione, spende soldi per metterli nel fondo regolarmente, ma non li considera costi, ma un investimento che fa per un domani. Così sono i figli: è vero che economicamente ti fanno spendere, ma non dobbiamo considerarli come se fossero un costo, perché sono un investimento per domani: il nostro, quello degli altri e di tutta l'umanità. I figli sono l'investimento migliore che si possa fare, al di la di quanto si possa spendere per loro: se ben curato il rendimento sarà esagerato... su tutti i fronti.
Ed io lo posso dire a ragion veduta, con tre che mi stanno davvero rendendo ;-)

5 febbraio 2010

Bollettino medico

Allora, la situazione è questa: il bimbo più piccolo con la varicella (che sembra stia passando), quello di mezzo con la tosse e una leggera asma bronchiale, la bimba più grande con la febbre ed un dito dolente da un infortunio nell'allenamento di pallavolo dell'altra sera, la moglie con il mal di vita ed io con il solito piede che mi fa dannare...
Se qualcuno conosce una brava infermiera me lo scriva, che ne abbiamo bisogno :-(