...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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5 novembre 2014

Lucca, anche stavolta chi non ci va non ci pilucca: reportage da Lucca Comics & Games 2014 (seconda parte)

Dopo la prima parte dedicata ad una gallery con alcune foto scattate in questa edizione di Lucca Comics & Games, come di consuetudine ecco le mie impressioni riguardo ala fiera di quest’anno.
Quest’anno sono andato, con moglie e figli al seguito, di giovedì, primo giorno di fiera. Scelta rivelatasi estremamente felice, dato che quest’anno nel periodo della fiera non c’era il ponte con la festività del 1 novembre, e ho trovato quella che è stata la giornata con minor affluenza della manifestazione. Infatti, anche considerando che Lucca Comics & Games sta aumentando sempre più la sua popolarità, ed in questa edizione sono stati venduti 240.000 biglietti (e chissà quanti sono stati i visitatori totali, considerando quelli che sono venuti a vedere senza entrare nei padiglioni o per andare negli eventi gratuiti), dato il calendario l’afflusso si è concentrato pesantemente nel fine settimana, lasciando i primi giorni con un numero di visitatori non eccessivo. Questo mi ha ricordato le edizioni di molti anni fa’, prima del boom degli anni ’90, con una manifestazione molto più vivibile dell’attuale.
Devo dire che si è notato quest’anno uno sforzo dell’organizzazione nell’ottimizzare gli spazi in funzione della grande presenza di visitatori, anche in risposta ad alcune critiche mosse su questo argomento negli scorsi anni. Alcune parti sono state ampliante (come quella relativa ai fumetti e cultura giapponese), ed altre spostate (es. la parte Junior), proprio per permettere una migliore fruizione da parte di tutti, al costo solo di fare qualche metro in più di passeggiata…
Ma veniamo a parlare delle varie parti della mostra.

28 novembre 2013

Podcast che passione: Nerd 3.0

Immaginate che ci possa essere una trasmissione radio che parla di buona parte di quelle che sono le vostre passioni: cinema, fumetti, videogiochi, serie TV, ... e che lo fa in maniera divertente e spiritosa. Troppo bello per essere vero? Forse, ma nel mio caso l’ho trovata. Si tratta di Nerd 3.0, una trasmissione in onda sulla RSI (la Radio della Svizzera Italiana, che fa veramente delle ottime trasmissioni), e che ascolto ovviamente in podcast (sia per l’orario, sia perché dalle mie parti è troppo lontana per prenderla).
I tre conduttori, Michele, Pablo e Chiara, gestiscono la trasmissione in maniera scanzonata, senza prendersi troppo sul serio, reduci del resto da altre trasmissioni sulla RSI che parlavano di videogiochi e cinema condotti sempre alla loro maniera, e fanno finta di essere in un appartamento pieno di nerd come loro. La trasmissione offre una rubrica di notizie nerd, sia importanti che strampalate sugli argomenti ritenuti adatti, interviste a fumettisti, sviluppatori software, anteprime di cinema e molto altro, compreso in questo momento quello che forse è il più disorganizzato torneo di videogiochi mai fatto alla radio.
Insomma, un podcast (scaricabile da qui) che permette una mezzora di intrattenimento leggero ed informazione su temi che piacciono, senza troppo impegno ma con molto gusto: cosa pretendere di più da noi nerd?

Altri podcast che ascolto:
 

28 settembre 2013

Giapponeserie: Tecno-WC

In Giappone, non so perché, sono fissati con gli accessori da bagno tecnologici. Da loro è usuale avere in bagno i cosiddetti "Washlet", cioè dei WC con funzione di bidet incorporato. In pratica sono dei WC con dei getti di acqua per pulire le parti intime (dietro o davanti) dopo la funzione. Alcuni hanno anche dei getti d'aria calda per l'asciugatura, o la seduta riscaldata...
 
 
Un Washlet (fonte: Wikipedia)
Istruzioni di un Washlet (fonte: Wikipedia)
Comandi di un Washlet (fonte: Wikipedia)
 
Devo dire che chi li ha provati dice che sono estremamente comodi, molto più che la classica accoppiata wc + bidet. Ovviamente non poteva mancare qualcuno che ne facesse una versione tecnologica, ed infatti ecco una casa di produzione di sanitari giapponese, la Lixil, ha presentato uno smart-wc, cioè un washlet che si comanda tramite telefonino (ovviamente con un'apposita app) per poter regolare getti ed intensità, ma anche per diffondere durante l'uso la propria musica preferita. Questo apparecchi monitorizza anche il consumo che facciamo di acqua, e può riconoscere i diversi utilizzatori (tramite appunto il loro cellulare) per impostare automaticamente ogni volta le loro preferenze (tipo di getto, temperatura, ....). Il tutto per una cifra che va dai 1900 ai 3300 euro. E pensare che una volta quando si andava al bagno il massimo del comfort era leggerci il giornale od un fumetto...

Altre giapponeserie viste:

25 novembre 2011

eMagazine: Full Circle Magazine

Per chi,come me, ha un animo "geek", tra quello che si legge non possono mancare riviste adeguate. Al di la della più famosa "Wired", che è un must per tutti coloro che sono attenti a ciò che di nuovo si prospetta, in rete ci sono molte pubblicazioni che trattano di argomenti inerenti, come quelle di DDay di cui ho parlato tempo fa.
Oggi voglio mettere in luce una rivista elettronica che parla di Linux: Full Circle Magazine. Linux, per chi non lo conoscesse, è un Sistema Operativo per computer (ma non solo) libero è gratuito, sviluppato e portato avanti da una comunità internazionale di centinaia di migliaia di appassionati ed esperti, versione libera del sistema Unix. Se nei personal computer la sua diffusione è ancora scarsa (ma solo perché i PC sono venduti solitamente insieme ad un S.O. che si paga), in moltissimi campi è il leader del settore, come nei grossi centri di calcolo, nei supercomputer, nei server internet, negli smartphone, ...
Come il S.O., anche questa rivista, che ne parla in maniera facile e comprensibile anche dai non esperti, è scritta e redatta da appassionati, che lo fanno per diffondere l'idea del Software Libero, ed è aperta al contributo di tutti. Come si dice nella rivista stessa:
"La rivista Full Circle nasce da un'idea della Comunità degli utenti di Ubuntu e vive del lavoro di coloro che hanno scelto di dedicare parte del loro tempo libero alla riuscita di questo progetto. È un progetto veramente aperto: tutti possono collaborare, in un modo o nell’altro. C’è chi scrive gli articoli, chi li corregge, chi li traduce, chi li impagina e così via. Anche tu puoi collaborare attivamente alla continua crescita di questa rivista, il cui unico scopo è la diffusione della cultura del Software Libero e in particolare del nostro Sistema Operativo Ubuntu."
La rivista ha una periodicità mensile, con rubriche fisse interessanti e racconti delle esperienze degli utenti. Scritta in inglese, è prontamente tradotta in italiano dal gruppo di traduzione italiano, parte della comunità italiana di Ubuntu (Ubuntu è una versione di Linux, forse la più diffusa su PC), volontari che si impegnano per tradurre ed impaginare l'edizione italiana. Anche questo gruppo è aperto alla collaborazione di tutti (e se avessi un po' di tempo darei anch'io volentieri una mano).
Vi invito quindi a leggere Full Circle Magazine, i numeri in italiano li trovate quì, anche se non siete appassionati del settore: la rivista è ben fatta ed interessante, e vi aprirebbe uno spiraglio sulla meritevole comunità del Software Libero. Leggetela e come la solito fatemi sapere cosa ne pensate.


Altri eMagazine già segnalati:

21 aprile 2011

Hacker ed impegno cristiano: due filosofie compatibili

Chi mi legge su questo blog sa che non faccio mistero del mio essere cristiano e dell'ideale che porto avanti nella vita. Tra le mie passioni, sin da giovane,c'è sempre stata quella dell'informatica, che negli anni più spensierati dell'università mi ha portato a essere nella sfera d'influenza della cultura Hacker, cioè di quelle persone che tramite il computer (ma non solo) si impegnano per risolvere le difficoltà che gli si pongono dinanzi e trovare soluzioni creative e di pensiero laterale ai problemi ed alle limitazioni imposte. Personalmente non ho mai trovato incongruente l'essere contemporaneamente cristiano e "smanettone", poiché le ho sempre trovate due filosofie di vita per certi versi molto simili e convergenti tra di loro. Adesso questo tema è stato esaminato ed approfondito da un padre gesuita, Antonio Spadaro, in un articolo pubblicato su "Civiltà Cattolica", ripreso da molti siti, blog e giornali on-line, e che ha portato un forte dibattito (al quale ho partecipato).
Cosa afferma padre Spadaro nel suo articolo? Partendo da una (finalmente) corretta definizione di Hacker (che non è il pirata informatico che molti credono), e tramite un rapido riepilogo storico del movimento, arriva a delineare l'etica dei questo gruppo di persone, trovando effettivamente molti punti di contatto con quella cristiana. In particolare, tra i principi della filosofia Hacker, sono condivisi con la visione cristiana la condivisione (delle informazioni, ma non solo), il cambiamento verso il meglio, la ricerca e la soluzione delle problemi che ci si pongono dinanzi, ecc...
Il maggiore punto di differenza tra le due visioni è probabilmente la sfiducia verso un'autorità centralizzata e la de-gerarchizzazione della conoscenza propugnata dalla cultura Hacker, vista a volte come opposizione anche ad una visione religiosa della vita (erroneamente, poiché alcuni personaggi fondamentali della filosofia Hacker si dichiarano religiosi, come Tom Pittman). Il famoso saggio "La cattedrale ed il bazar" di E.S.Raymond, spesso visto come una metafora antireligiosa, in realtà ad un esame non superficiale appare solo come una magnificazione del modello di sviluppo software collaborativo. Padre Spadaro nel suo saggio mette in evidenza la vera differenza tra le due visioni: per gli Hacker lo scambio collaborativo è di tipo orizzontale, tra pari, mentre per la visione cristiana la rivelazione si ha come dono gratuito di Dio, cioè un passaggio dal grande al piccolo. Ciò però, a mio avviso, non implica una contrapposizione tra le due etiche: entrambe le modalità sono da approvare, nei loro relativi contesti. Molto bella è una considerazione che ho trovato nel saggio, che avvicina le due filosofie: "Himanen a questo punto si pone una domanda che scopre in sant’Agostino: «Perché Dio aveva creato il mondo?». E prosegue: «Possiamo dire che la risposta degli hacker alla domanda di Agostino è che Dio, in quanto essere perfetto, non aveva bisogno di fare assolutamente nulla, ma voleva creare» 29. Nel racconto dell’azione creatrice libera e indeducibile di Dio l’hacker trova l’immagine della propria esistenza". In pratica è la creatività libera ed incondizionata che avvicina le due visioni.
Io, che in passato sono stato Hacker e che sono Cristiano mi ritrovo in entrambe le visioni di vita, e non trovo incongruenze tra le due. E penso che un dialogo ed un incontro tra queste culture possa portare solamente dei
benefici ad entrambe.

20 gennaio 2010

Accessori per un orsetto geek

Ho già detto in questo post di quanto mi piaccia Wired come rivista e dell'attenzione che mette verso gli abbonati. Oggi però vorrei parlare di una nota (in parte) negativa: l'insistenza con cui tentano di farti rinnovare prima possibile l'abbonamento. Mi spiego meglio: io mi sono abbonato non appena ho saputo che la rivista usciva in edizione italiana, e con un'offerta che ti permetteva di abbonarti per 2 (due) anni, e cosi sono a posto fino all'inizio del 2011. Però, già da poco dopo l'inizio dell'invio della rivista, mi sono cominciate ad arrivare offerte di rinnovo dell'abbonamento, in maniera anche un po noiosa: perché continui a mandarmi richieste di rinnovo se mi manca più di un anno alla scadenza? Ebbasta!
L'ultima mi è arrivata l'altro giorno, in un'elegante busta nera, con in più una piccola sorpresa: una mini-maglietta formato Barbie, come campione di quella in regalo se rinnovo. Carina, ma a cosa serve? Me lo chiedeva anche il mio amico Fabio, mostrandomela via Skype. A trovare una risposta all'amletico dubbio ci ha pensato mia figlia (la grande), che l'ha presa mettendola ad un orsetto di pezza, con questo risultato:

E voilà,  ecco a voi il primo orsetto geek della storia. Il mio solo dubbio: quanto ci mancherà perché anche l'orsetto mi chieda un cellulare personale (anzi, essendo diventato geek, uno smartphone)?