...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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1 maggio 2013

1° maggio: lavorare per festeggiare davvero

Ho già detto tempo fa la mia impressione sulla festa del 1° maggio: per me questa è diventata la festa dal lavoro, perdendo il senso che poteva averla caratterizzata. Ed in questo senso sono da leggere le polemiche che ci sono state in questi giorni sul fatto se tenere aperti o no i negozi in questa occasione.
Riflettendoci bene, dato anche il periodo che stiamo passando, con questa crisi che ha tolto il lavoro a tanta gente, mi è venuta in mente una proposta per dare un senso reale e concreto a questa giornata: chi come me lavora, invece di fare un giorno di vacanza, può fare un giorno di lavoro il cui ricavato possiamo dedicare agli altri, a chi un lavoro non lo ha, perché lo ha perso o non riesce a trovarlo, oppure a chi è in difficoltà.
Se ci pensiamo bene lo spirito che anima questa giornata (io di chiamarla festa non me la sento molto) dovrebbe essere quello della solidarietà tra lavoratori, tra chi può lavorare e chi invece non è in condizione di farlo. E quale miglior solidarietà di quella che consente di darci realmente una mano? Immagino già che una proposta del genere susciterebbe polemiche a non finire se fosse fatta seriamente, da chi lamenterebbe la perdita dei valori del lavoro (come se fare festa li esaltasse) a chi direbbe che la mancanza delle persone che vanno a giro deprimerebbe l'economia. Ma se siamo in crisi, se si dice che dovremmo lavorare di più, questa sarebbe davvero una bella occasione per darsi da fare a migliorare lo stato economico della società e contemporaneamente di aiutare chi ha bisogno. Cosa ne pensate?

13 febbraio 2011

La luna ed il dito

"Quando il saggio indica la luna, gli sciocchi guardano il dito". Questo detto, uno dei miei preferiti, mi sembra sempre più valido ogni giorno che passa. Anzi, mi sembra che oggi più che mai, a chi indica un valore, un'idea, un qualcosa di valido si guardi non quello che indica, ma se chi indica ha il dito storto o l'unghia sporca.
Del resto è uno dei mali di questa società di oggi il non ascoltare l'altro. Oggi quello che uno dice viene sempre più giudicato non per quello che contiene, ma per chi lo dice, anzi per l'idea che abbiamo di chi lo dice. Quante volte messaggi con valori forti, pieni di impegno, con idee valide e nuove sono stati mal interpretati e respinti perché chi lo diceva era di un'altra posizione, un'altra parte politica, un'altra opinione?
Anche io spesso mi trovo in questa situazione: la gente non ascolta, oggi non siamo più abituati ad ascoltare l'altro per cercare di capirlo, spesso presi da quello che si vuole dire noi, e invece della luna che indico guarda il dito che punta in alto (ed essendo un po' storto...). Non capita anche a voi?

9 novembre 2010

It's wonderful...

Vedevo ieri sera la trasmissione di Fazio e Saviano "Vieni via con me", che ha già provocato un mare di polemiche ancora prima di essere realizzata. La cosa che mi ha colpito è che si invita a fare, tramite il sito web della trasmissione, liste di motivi per cui la gente dovrebbe restare in Italia o per cui se ne dovrebbe andare, liste che sono poi lette in trasmissione.
Bisognerebbe sempre ricordarsi cosa diceva Mark Twain: "Amo il mio paese perché è il mio paese". Forse solo in Italia siamo probabilmente così bischeri da chiedersi se andare via o restare, invece di capire che se c'è qualcosa che non ci piace nella nostra patria bisogna impegnarsi e darsi da fare per migliorarla.
Così mi sembrano scritte pensando all'Italia le parole della canzone di Paolo Conte che da il titolo alla trasmissione, anche se in inglese: 

"It's wonderful, it's wonderful, it's wonderful,
good luck my baby, 
it's wonderful, it's wonderful, it's wonderful, 
I dream of you...."

21 settembre 2010

Negazionismo plurimo

A me piacerebbe che quelli che stanno in continuazione a dire che non sono qualcosa ("io non sono cattolico", "io non sono di destra", "io non sono di sinistra", "io non sono ...", e ne è pieno anche nei vari blog) ci spiegassero finalmente che cosa sono!

1 maggio 2010

1° Maggio: festa del lavoro o festa dal lavoro?

Mentre non si placano le polemiche sulla possibilità di aprire i negozi per la giornata del Primo Maggio e a Roma si tiene il classico concertone, mi domando che senso abbia la festa del lavoro.
Intendiamoci, io sono già molti anni che lavoro professionalmente, e conosco la fatica che si ha lavorando (e, avendo un lavoro d'ufficio, so che la fatica che faccio io non è certo quella che può fare un operaio in fabbrica), ma proprio per questo non considero il lavoro come un valore. Per me il lavoro è una necessità, data dal fatto che ciascuno necessita di procurarsi le risorse per vivere. Un lavoro può essere valorizzante se consente non solo di guadagnare, ma se permette di creare qualcosa di più del semplice valore economico. Un artista, un creativo, chi scrive programmi o mette in condivisione le sue creazioni, sono queste le persone fanno un lavoro che vale qualcosa di per se stesso, come chi lavora per aiutare gli altri a migliorare. Ma se sentiamo che fa queste cose, vediamo che raramente sono fatte come lavoro, spesso sono  portate avanti nel tempo libero, come passione o come hobby, e chi ha la fortuna di farlo professionalmente si sente sempre dire che "quello per lui non è un lavoro".
Insomma, bisogna distinguere tra lavoro necessario, quello per vivere, e lavoro creativo, che da soddisfazione. Solo quest'ultimo può essere visto come valore, ma è solitamente troppo raro per poterlo mettere ad esempio per tutti. Se poi facciamo caso che la maggioranza della gente vive questa festa non come un momento di riflessione su ciò che fa o per portare avanti degli ideali sul lavoro e sul suo ruolo nella società, ma che è solo un giorno di vacanza utile per fare la classica "scampagnata", possiamo certamente dire che il Primo Maggio è diventata la "Festa DAL Lavoro". E quindi, che senso ha celebrarla ancora? Voi che ne pensate?