...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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31 maggio 2016

Giapponeserie: telefonino-robot

Uno degli aspetti che caratterizza idealmente il Giappone, almeno ai nostri occhi occidentali, è l’idealizzazione che hanno per i robot. Basti pensare a tutti i manga ed anime con protagonisti i “robottoni” che furoreggiavano negli anni ’80-’90, oppure al cane-robot Aibo che la Sony ha commercializzato per molto tempo. Sarà per questo che qualcuno ha pensato di unire questa passione a quella, più recente, per gli smartphone, creando il primo telefonino-robot!
La Sharp, nota cosa produttrice di apparecchi per l’elettronica di consumo, ha infatti annunciato RoBoHoN, uno smartphone con l’aspetto di un piccolo robot, che promette di assisterci nelle nostre attività quotidiane. Ma come funziona?

30 gennaio 2016

Giapponeserie: bonsai volanti

Una delle tradizioni giapponesi tra le più curiose, secondo i canoni occidentali, è sempre stata quella dell’arte del Bonsai, cioè la coltivazione di alberi in versione “ridotta” e minuscola. Per esser eseguita necessita di pazienza e di molta abilità, dovendo per molti anni prendersi cura della pianta in un piccolo vaso, dosando con attenzione l’innaffiatura e curando la potatura quasi in maniera maniacale, pena la decadenza della pianta (e per esperienza posso dir che prendersi per bene cura di una di queste piante è veramente difficile). Ma evidentemente ai giapponesi la cosa non basta, e quindi qualcuno si è posto il problema di come render più strana la cosa, trovando infine la risposta: rendiamo questi bonsai volanti!

30 luglio 2014

Giapponeserie: occhiali con avviso di chiamata

Stano diventando di moda, e non solo tra i geek, i cosiddetti “wearable devices”, cioè quegli oggetti tecnologici che si portano addosso alla stregua di orologi, bracciali,... Tra i più conosciuti ci sono sicuramente i Google Glass, gli occhiali ultratecnologici proposti da Google che, in congiunzione con uno smartphone, fanno un po’ di tutto, da scattare foto ad aggiornare il proprio account di social network a guidarci con le mappe stradali.
Potevano i giapponesi non sviluppare anche loro di simile alla loro maniera? Si, avrebbero potuto, ma l’hanno fatto lo stesso. Fun’iki, un’azienda giapponese, ha presentato un nuovo tipo di smartglasses: i
Fun’iki Glasses. Anche questi occhiali si collegano al proprio smartphone, ma, a differenza dei loro più noti cugini americani, non fanno altro che lampeggiare tramite dei led quando arriva una chiamata. Questi lampeggi si possono personalizzare attraverso un'applicazione installabile sul telefono. Tra le personalizzazioni possibili troviamo la scelta di 3 colori differenti e diversi tipi di modalità di lampeggio, tra cui la Party, immagino con lampeggio stroboscopico, e quella Relax (anche se viene da chiedersi quanto mai sia rilassante vedere delle luci sulle lenti degli occhiali).
Ditemi una cosa. vi sembrano utili o solo l'ennesimo techno-gadget? E voi, li indossereste?


Altre giapponeserie viste:

31 luglio 2013

Podcast che passione: 2024

Una radio che ha delle belle trasmissioni basate sul parlato è sicuramente Radio 24. Ho già segnalato qualche tempo fa un altro podcast di questa radio, “La rosa purpurea”, una trasmissione dedicata al cinema. Questa volta voglio invece parlare di una trasmissione tra le mie preferite, 2024.
La trasmissione, in onda il sabato pomeriggio (in replica la domenica), ha come sottotitolo “come la tecnologia ci cambia la vita”, ed in questa frase ci si ritrova tutto lo spirito che la anima:informare ed approfondire gli aspetti tecnologici della vita attuale.
La trasmissione, condotta in maniera piacevole da Enrico Pagliarini da oltre dieci anni ed in onda il sabato pomeriggio con una replica alla domenica, tutte le settimane esplora ed approfondisce uno o due argomenti legati alle novità tecnologiche: dalla telefonia mobile all’elettronica di consumo, dai droni volanti alle imprese aereospaziali, dallo sviluppo della rete internet alla radio digitale e così via... Il tutto in maniera approfondita ma sempre ben comprensibile a tutti, spiegando le cose con semplicità ed andando ad illustrare anche le relazioni tra le novità tecnologiche e le conseguenze pratiche sulla vita di tutti i giorni. Presente sempre una rubrica chiamata “Digital News”, dove sono riportate rapidamente le notizie significative della settimana sugli argomenti di cui si occupa in generale il programma.
Trovo la trasmissione molto piacevole, tiene aggiornato in maniera costante su questi argomenti che mi interessano abbastanza, ed è molto curata anche dal punto di vista giornalistico. Il Podcast poi è realizzato ottimamente, e spesso amplia quanto ascoltato in trasmissione, proponendo le versioni integrali delle varie interviste che nella messa in onda sono state accorciate in alcune parti per motivi di tempo. Non a caso quest’anno ha vinto l’European Podcast Award per la sua categoria, il premio dato ai migliori podcast a livello europeo.
Sicuramente un podcast da seguire se, come me, siete appassionati di tecnologia e di elettronica/informatica e volete essere informati su questi argomenti. Scaricatelo da qui e fatemi sapere cosa ne pensate.

Altri podcast che ascolto:

27 giugno 2012

Giapponeserie: simulatore di chiappe

Ne ho viste veramente tante, di imitazioni e di simulatori, ma questa probabilmente le batte tutte.
All'Università di Tokyo un team di ricercatori, che già tempo fa aveva lavorato ad un bacio artificiale, ha realizzato quello che descrivono come "dei glutei umanoidi che esprimono varie emozioni con il movimento organico dei muscoli artificiali". In pratica un paio di chiappe artificiali. Non so proprio a cosa possano servire, forse per insegnare a dare le punture senza fare male a chi si sotttopone alla prova?
Non so voi, ma io penso che più che come sfogo quando hai voglia di dare una bella sculacciata a qualcuno difficilmente si troverà un uso pratico per questi finti glutei...

Altre giapponeserie viste:

13 ottobre 2011

La prima tecno-star

A quasi una settimana dalla morte di Steve Jobs, vorrei fare una piccola riflessione sul clamore che questa notizia a suscitato, sia in rete ma sopratutto fuori,
E' vero che su internet in questi giorni non si è quasi parlato d'altro, non solo su siti che fanno informazione tecnica, come il Disinformatico o Punto Informatico, ma anche su siti di cinema o addirittura su blog di teologia.  Ma il clamore mediatico maggiore si è avuto fuori della rete, sia nei media che riportato da persone comuni. Le televisioni hanno mandato in onda programmi speciali per parlarne, i giornali hanno dedicato inserti speciali alla sua figura (oggi il Corriere della Sera dava un libro dedicato a Jobs), le persone per strada parlavano della sua scomparsa come di quella di una persona molto conosciuta ed anche apprezzata. Non mi sto riferendo ai fans della mela che sono andati a portare candele virtuali (sugli schermi di iPhone ed iPad davanti agli Apple Store), che dimostrano che anche un innovatore tecnologico può avere degli ammiratori sfegatati, ma di persone comuni, che ne hanno avuto una di lui una visione come possono avere quella di un famoso attore o di una rock-star.
E' proprio questo che mi ha colpito: la morte di Steve Jobs è stata vista dalla gente e trattata dai media come quella di un popolare divo dello spettacolo, di una famosa star musicale, o anche come quella di un politico di primo piano nello scacchiere mondiale.
Scrive Luca Annunziata su Punto informatico :

"La figura di Jobs travalica il mondo dell'ICT dove ha mosso i suoi primi passi e dove si è consacrato come tra i migliori CEO della storia. Il fatto stesso che per commentare la sua morte si spenda il presidente degli USA, Barack Obama, che colleghi e avversari dell'elettronica di consumo decidano di dedicargli un pensiero, che artisti di ogni campo abbiano un ricordo e una frase da consegnare al fiume di citazioni che invade il Web e il mondo dei giornali, che Google piazzi sulla sua homepage un ricordo a quello che Brin e Page hanno sempre ritenuto un mentore, è il segno tangibile che il suo operato è stato qualcosa di più di quello di un semplice contabile o di uno spregiudicato uomo d'affari. È stato anche quello: un abile calcolatore e un potente capitalista, ma è stato in grado di essere anche di più.
Difficile incontrare qualcuno nel mondo che non sappia chi è Steve Jobs: altri suoi colleghi, pur anch'essi creatori di realtà altrettanto se non più grandi, non godranno della stessa fortuna. Steve Jobs è stato una rock star e anche un tecnico rispettato, un personaggio che si è fatto notare per il suo carisma e le sue opere, pur non avendo mai affermato di essere il migliore sulla piazza
"

Jobs è stato un uomo capace di avere dei fans, come una rock star od un attore famoso, anche se per motivi differenti, ma anche uno dei maggiori visionari della storia dell'informatica. E forse è proprio questo il segreto della sua popolarità: di fronte ad un fenomeno che i più accettano di buon grado ma che stentano a capire nel merito (la diffusione dell'informatizzazione e dell'elettronica che ci pervade la vita a tutti i livelli) il riferirsi ad una figura carismatica, cui dare il merito della cosa serve a metterci l'animo in pace e a farci tollerare meglio quello che non riusciamo a comprendere fino in fondo. E Jobs, per molti, era un guru, una specie di santone che tirava fuori dal suo cilindro magico degli apparecchi mirabolanti, dimenticando od ignorando tutto il lavoro di ricerca, sviluppo e marketing che c'era alle spalle di queste tecnologie.
In pratica Jobs è stato la prima tecno-star dell'era di Internet. Un nuovo tipo di celebrità, che si basa si sulla capacità di comunicazione ma anche su quanto di nuovo e di utile riesce a proporre. Ha portato all'attenzione di tutti la tecnologia come mai prima, imponendola anche come moda, fornendo ai sogni di novità una sostanza. Forse non ha inventato niente di nuovo, ma ha saputo proporre n uso ottimo per quello che si era sviluppato, facendo scuola per i concorrenti. Non era tutto merito suo, ma una persona capace si vede anche da chi riesce a scegliere come collaboratori. E di certo è stato fonte di ispirazione per molti: amici, conoscenti, concorrenti, ...
E' morta una tecno-star. Ce ne saranno altre?

18 settembre 2011

SMS senza genitori

Foto di spieri_sf. L'originale è quì.
Me ne sono accorto perchè mi si è rotto il telefonino. Sarà forse capitato anche a voi, il cellulare scivola (per l'ennesima volta) dalle mani, va in terra e crack... Non riparabile, ci vuole nuovo (nel mio caso il display non si accendeva più). Di corsa al negozio, scelta oculata (vorrei il top, ma devo fare i conti con il portafoglio) ed ecco il mio nuovo smartphone. Purtroppo, non avendo fatto un back-up completo del vecchi telefonino, ho perso buona parte della rubrica, con i numeri ed i nominativi delle persone con cui ero in contatto.
Quindi mi sono cominciati ad arrivare i soliti SMS mandati da amici, parenti e conoscenti, con un piccolo problema: i numeri di origine erano sconosciuti (mentre prima li avevo in rubrica), e i messaggi NON erano firmati! Il caos, per trovare chi me li aveva inviati, è stato totale. Fateci caso, ma nella grande maggioranza dei casi, i messaggini che scriviamo non hanno la firma, od almeno il nome di chi li scrive. Se non ci fosse la rubrica che ci aiuta a decifrare il mittente saremmo nei guai, ed infatti lo ero. Non a caso i messaggini inviati per pubblicità da negozi, aziende e c. hanno sempre ben scritto il nome di chi li propone.
Personalmente ho imparato la lezione, ed adesso quando scrivo un SMS metto sempre in fondo il nome (oltre a fare spesso un back-up del cellulare). Nella maggioranza dei casi non servirà. ma non si sa mai...

19 settembre 2010

Verso Star Trek

"Signor Scott, attivi il raggio traente": certamente tutti i fan di Star Trek (ed io fra i tanti) hanno sognato di  dire questa frase (ed altre simili). Ebbene, tra poco potremmo dirla veramente, perché dei ricercatori della Australian National University hanno realizzato un raggio che è riuscito a spostare un oggetto per un metro e mezzo (e si sono fermati solo perché il tavolo su cui hanno realizzato l'esperimento non era più lungo).

 (foto originale di Krypto - Andrew West)

Di solito si dice che la fantascienza prende spunto dalla scienza per inventare nuovi mondi, ma adesso mi sembra che stia succedendo il contrario: già si era realizzato il teletrasporto (per ora di un solo fotone, ma è la prova che è realizzabile), adesso il raggio traente, il comunicatore c'è già (vedi telefonino, non a caso uno dei primi modelli della Motorola a conchiglia si chiamava StarTac), stanno studiando gli scudi energetici, a quando il replicatore?