...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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21 gennaio 2014

Quasi nemici

L’altra sera ho visto per la prima volta il DVD del film “Quasi amici” (trovate qui la scheda del film sull’IMDB, qui invece una recensione critica). So che il film ha avuto successo qualche anno fa, e dovrei fare un mea culpa per non averlo guardato prima, ma il tempo per questi divertimenti è poco (e di solito dedicato a film più mirati verso i bimbi), anche se devo dire che mi è piaciuto molto. In coda alla visione mi è però venuta da fare una riflessione, stimolata forse da un brutto articolo di Wired che avevo letto un paio di giorni prima.
Il film, per chi non lo conosce, narra la storia di un tetraplegico bianco e ricco bloccato su di una sedia a rotelle e di un “badante” di colore proveniente da un ambiente degradato che insieme riescono a (ri)trovare una maniera di vita meno isolata dal guscio in cui si trovano, il tutto con un tono di commedia. Il film è simpatico, tratta argomenti seri e gravi con lievità ma senza leggerezza (e su questo versante mi ha ricordato “La vita è bella” di Benigni). Mi sono ritrovato a pensare che un film su di un argomento del genere qui in Italia avrebbe sicuramente preso un’altra direzione: invece di far percorrere ai protagonisti una strada di rinnovamento e di riapertura alla vita, si sarebbe scelto di mettere sul piatto la scelta opposta di come far terminare una vita che apparentemente non offre più niente al protagonista tetraplegico.
Se ci pensiamo bene il dibatto che ogni tanto si riaccende su questi argomenti tira fuori sempre il discorso dell’eutanasia, cioè della possibilità di far terminare la vita a chi è in condizioni gravi per malattia o handicap, invece di proporre cosa si può fare per aiutare queste persone a proseguire il proprio cammino senza dolore e con uno scopo od una prospettiva. Si preferisce dare alle persone una scelta di morte e di annullamento, piuttosto che la possibilità di ritrovare un senso ed una dignità della propria esistenza, anche se ha di fronte la prospettiva di una breve durata oppure non sembra avere alcun significato. Si scegliere di essere “quasi nemici” invece che “quasi amici” di chi è in difficoltà (specialmente se grosse), pensando così di aiutarli oppure per tacitarsi la coscienza ritenendo di avergli fatto un favore. Dovremo invece imparare da chi ha provato ad aiutare persone come queste, facendogli ritrovare un calore umano, invece de freddo abbraccio della morte in solitudine. Mi viene in mente madre Teresa di Calcutta (che potrebbe esserci di esempio in moltissimi casi), che aiutava gli ultimi ed i diseredati nelle citta dell’India, curandoli ed assistendoli anche quando erano in punto di morte. Uno di questi, prima della fine, gli chiese: “Io ho vissuto come un animale, perché adesso mi vuoi far morire da uomo?”

4 luglio 2012

Povero tricolore

Tornando a casa stasera ho notato in giro una certa differenza rispetto ad una settimana fa: allora c'erano appesi a molte finestre le bandiere italiani, sula scia dei successi della nazionale di calcio, mentre adesso, dopo la disillusone della finale non c'è ne più nemmeno uno.

Foto di Roel Driever

Povero il nostro tricolore, se la gente si ricorda della sua esistenza, e della sua importanza, solamente per un qualche evento sportivo...


27 maggio 2012

Mobilità in...sostenibile

Guardate bene questa foto che ho fatto l'altro giorno mentre andavo in bicicletta lungo una pista ciclabile vicino a casa mia:

Pista ciclabile

Notato niente di strano? Quella rossa è la pista ciclabile, e quei buchi che si vedono ogni tanto nel rosso sono degli stop. Si, proprio degli stop, dove la pista ciclabile si ferma per fare passare le automobili. Chi ha realizzato questa pista ciclabile (ma anche le altre che sono state fatte recentemente nel mio comune) le ha fatte in maniera che ad ogni incrocio che si trova, anche con stradine secondarie o private, la pista si interrompa, ci sia uno stop e le biciclette debbano dare la precedenza alle autovetture che ci passano!

Pista ciclabile

In pratica chi và su queste piste ciclabili si deve fermare ad ogni incrocio con una strada, dove c'è uno stop per le biciclette, e quindi le macchine hanno la precedenza sulle biciclette. Alla faccia della mobilità sostenibile ed alternativa!

13 ottobre 2011

La prima tecno-star

A quasi una settimana dalla morte di Steve Jobs, vorrei fare una piccola riflessione sul clamore che questa notizia a suscitato, sia in rete ma sopratutto fuori,
E' vero che su internet in questi giorni non si è quasi parlato d'altro, non solo su siti che fanno informazione tecnica, come il Disinformatico o Punto Informatico, ma anche su siti di cinema o addirittura su blog di teologia.  Ma il clamore mediatico maggiore si è avuto fuori della rete, sia nei media che riportato da persone comuni. Le televisioni hanno mandato in onda programmi speciali per parlarne, i giornali hanno dedicato inserti speciali alla sua figura (oggi il Corriere della Sera dava un libro dedicato a Jobs), le persone per strada parlavano della sua scomparsa come di quella di una persona molto conosciuta ed anche apprezzata. Non mi sto riferendo ai fans della mela che sono andati a portare candele virtuali (sugli schermi di iPhone ed iPad davanti agli Apple Store), che dimostrano che anche un innovatore tecnologico può avere degli ammiratori sfegatati, ma di persone comuni, che ne hanno avuto una di lui una visione come possono avere quella di un famoso attore o di una rock-star.
E' proprio questo che mi ha colpito: la morte di Steve Jobs è stata vista dalla gente e trattata dai media come quella di un popolare divo dello spettacolo, di una famosa star musicale, o anche come quella di un politico di primo piano nello scacchiere mondiale.
Scrive Luca Annunziata su Punto informatico :

"La figura di Jobs travalica il mondo dell'ICT dove ha mosso i suoi primi passi e dove si è consacrato come tra i migliori CEO della storia. Il fatto stesso che per commentare la sua morte si spenda il presidente degli USA, Barack Obama, che colleghi e avversari dell'elettronica di consumo decidano di dedicargli un pensiero, che artisti di ogni campo abbiano un ricordo e una frase da consegnare al fiume di citazioni che invade il Web e il mondo dei giornali, che Google piazzi sulla sua homepage un ricordo a quello che Brin e Page hanno sempre ritenuto un mentore, è il segno tangibile che il suo operato è stato qualcosa di più di quello di un semplice contabile o di uno spregiudicato uomo d'affari. È stato anche quello: un abile calcolatore e un potente capitalista, ma è stato in grado di essere anche di più.
Difficile incontrare qualcuno nel mondo che non sappia chi è Steve Jobs: altri suoi colleghi, pur anch'essi creatori di realtà altrettanto se non più grandi, non godranno della stessa fortuna. Steve Jobs è stato una rock star e anche un tecnico rispettato, un personaggio che si è fatto notare per il suo carisma e le sue opere, pur non avendo mai affermato di essere il migliore sulla piazza
"

Jobs è stato un uomo capace di avere dei fans, come una rock star od un attore famoso, anche se per motivi differenti, ma anche uno dei maggiori visionari della storia dell'informatica. E forse è proprio questo il segreto della sua popolarità: di fronte ad un fenomeno che i più accettano di buon grado ma che stentano a capire nel merito (la diffusione dell'informatizzazione e dell'elettronica che ci pervade la vita a tutti i livelli) il riferirsi ad una figura carismatica, cui dare il merito della cosa serve a metterci l'animo in pace e a farci tollerare meglio quello che non riusciamo a comprendere fino in fondo. E Jobs, per molti, era un guru, una specie di santone che tirava fuori dal suo cilindro magico degli apparecchi mirabolanti, dimenticando od ignorando tutto il lavoro di ricerca, sviluppo e marketing che c'era alle spalle di queste tecnologie.
In pratica Jobs è stato la prima tecno-star dell'era di Internet. Un nuovo tipo di celebrità, che si basa si sulla capacità di comunicazione ma anche su quanto di nuovo e di utile riesce a proporre. Ha portato all'attenzione di tutti la tecnologia come mai prima, imponendola anche come moda, fornendo ai sogni di novità una sostanza. Forse non ha inventato niente di nuovo, ma ha saputo proporre n uso ottimo per quello che si era sviluppato, facendo scuola per i concorrenti. Non era tutto merito suo, ma una persona capace si vede anche da chi riesce a scegliere come collaboratori. E di certo è stato fonte di ispirazione per molti: amici, conoscenti, concorrenti, ...
E' morta una tecno-star. Ce ne saranno altre?

8 febbraio 2010

Differenze di civiltà

Leggo oggi la notizia che in Inghilterra una madre è stata condannata all'ergastolo per aver ucciso il figlio disabile per "portare a termine la sua sofferenza", come dice lei. La donna ha dichiarato che vedeva una "sofferenza costante" negli occho del figlio e di aver somministarto la dose letale di morfina "pensando solo al suo bene". Il giudice che ha condannato la donna all'ergastolo ha affermato che "un omicidio rimane un omicidio, e non importa quali siano state le motivazioni per commetterlo".
Che differenza di civiltà con l'italia: quì da noi un padre che uccide la figlia disabile, magari facendola morire di fame e di sete come nel caso della povera Eluana Englaro, lo fanno passare per un eroe...