...fermarsi ogni tanto sulle rive di questo mare che è la vita a narrare quello che vedo tra le onde...
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25 dicembre 2016

Per un Natale meno... nataloso!

Anche quest'anno, come gli scorsi anni, voglio continuare a ricordare voi ed a me stesso qual'è il vero significato del Natale. Si, lo so che l'aggettivo "nataloso" non esiste, ma se quest'anno sono andati di moda i nuovi vocaboli sulla scia di petaloso, posso anche io sbizzarrirmi ad inventare un aggettivo ad oc.
E com'è il Natale nataloso? Secondo me è quello fatto solo di luci, di acquisti, di regali e di mangiate. Il vero Natale, quello sincero, non è certo questo, ma è quello fatto di amore verso gli altri e di ricerca spirituale del Signore che viene ancora tra di noi.
Pertanto, anche quest'anno, su questo blog invece di disegnini a tema di babbo natale, musichette, fiocchi di neve, video natalizi ed altre amenità a tema, trovate solo un grandissimo ma sincero (dal profondo del cuore)
 
AUGURIO DI UN SANTO NATALE!
 
 
Immagine da Wikipedia
 

11 dicembre 2016

Vento di avvento 2016

Foto di geralt da Pixabay
Si avvicina il Natale, siamo già da qualche settimana nel tempo di Avvento: tempo di veglia, di riflessione, di preparazione al S. Natale. Le strade delle città si riempiono di luci colorate, si moltiplicano le case di Babbo Natale, tutti in giro a vedere le vetrine per scegliere i regali. E così rischiamo di dimenticarci di quello che è il vero significato dell'Avvento: l'attesa della venuta di Gesù.
Mi ha fatto riflettere un brano di padre Ermes Ronchi, presbitero e teologo. Ve lo propongo, sperando che sia di riflessione anche  chi legge questo blog...

29 febbraio 2016

Il giorno in più

Questo 2016 in cui mi sembra di essere appena entrato, ed invece sono passati già due mesi, è quello che si dice un anno bisestile. In pratica ha un giorno in più rispetto agli altri anni. E’ vero che succede relativamente spesso, una volta ogni quattro anni (anzi, per essere precisi 97 volte ogni 4 secoli, dato che gli anni divisibili per 100 non sono bisestili, ma quelli divisibili per 400 si), ma ciò non significa che la cosa non sia significativa lo stesso.

Questo giorno lo possiamo vivere in due modi: o come un giorno normale, persi nella solita routine del lunedì, oppure come un giorno extra, un giorno in più che ci è stato dato per viverlo appieno. Un po' come faceva Bill Murray nel film "Groundhog Day" (da noi tradotto come "Ricomincio da capo"), che riviveva lo stesso giorno cercando di migliorarlo. E non importa fare cose straordinarie, basta solo avere la consapevolezza che oggi è un giorno particolare, e goderselo appieno. Magari facendo qualcosa di inusuale: dedicandosi a qualcosa che ci appassiona, stando insieme con le persone che si amano, ricordando qualcuno che non c’è più con noi a condividere questa giornata, ...
Qualcuno ha detto che dovremmo vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo: al di la che sarebbe problematico non pensare mai al futuro, invece oggi potremo vivere come se questo fosse un giorno regalato, adatto per qualcosa di speciale per noi e per le persone a cui vogliamo bene.

Quindi a tutti i lettori del mio blog un augurio di Buon Giorno in Più: vivetelo al meglio!

5 novembre 2014

Lucca, anche stavolta chi non ci va non ci pilucca: reportage da Lucca Comics & Games 2014 (seconda parte)

Dopo la prima parte dedicata ad una gallery con alcune foto scattate in questa edizione di Lucca Comics & Games, come di consuetudine ecco le mie impressioni riguardo ala fiera di quest’anno.
Quest’anno sono andato, con moglie e figli al seguito, di giovedì, primo giorno di fiera. Scelta rivelatasi estremamente felice, dato che quest’anno nel periodo della fiera non c’era il ponte con la festività del 1 novembre, e ho trovato quella che è stata la giornata con minor affluenza della manifestazione. Infatti, anche considerando che Lucca Comics & Games sta aumentando sempre più la sua popolarità, ed in questa edizione sono stati venduti 240.000 biglietti (e chissà quanti sono stati i visitatori totali, considerando quelli che sono venuti a vedere senza entrare nei padiglioni o per andare negli eventi gratuiti), dato il calendario l’afflusso si è concentrato pesantemente nel fine settimana, lasciando i primi giorni con un numero di visitatori non eccessivo. Questo mi ha ricordato le edizioni di molti anni fa’, prima del boom degli anni ’90, con una manifestazione molto più vivibile dell’attuale.
Devo dire che si è notato quest’anno uno sforzo dell’organizzazione nell’ottimizzare gli spazi in funzione della grande presenza di visitatori, anche in risposta ad alcune critiche mosse su questo argomento negli scorsi anni. Alcune parti sono state ampliante (come quella relativa ai fumetti e cultura giapponese), ed altre spostate (es. la parte Junior), proprio per permettere una migliore fruizione da parte di tutti, al costo solo di fare qualche metro in più di passeggiata…
Ma veniamo a parlare delle varie parti della mostra.

21 gennaio 2014

Quasi nemici

L’altra sera ho visto per la prima volta il DVD del film “Quasi amici” (trovate qui la scheda del film sull’IMDB, qui invece una recensione critica). So che il film ha avuto successo qualche anno fa, e dovrei fare un mea culpa per non averlo guardato prima, ma il tempo per questi divertimenti è poco (e di solito dedicato a film più mirati verso i bimbi), anche se devo dire che mi è piaciuto molto. In coda alla visione mi è però venuta da fare una riflessione, stimolata forse da un brutto articolo di Wired che avevo letto un paio di giorni prima.
Il film, per chi non lo conosce, narra la storia di un tetraplegico bianco e ricco bloccato su di una sedia a rotelle e di un “badante” di colore proveniente da un ambiente degradato che insieme riescono a (ri)trovare una maniera di vita meno isolata dal guscio in cui si trovano, il tutto con un tono di commedia. Il film è simpatico, tratta argomenti seri e gravi con lievità ma senza leggerezza (e su questo versante mi ha ricordato “La vita è bella” di Benigni). Mi sono ritrovato a pensare che un film su di un argomento del genere qui in Italia avrebbe sicuramente preso un’altra direzione: invece di far percorrere ai protagonisti una strada di rinnovamento e di riapertura alla vita, si sarebbe scelto di mettere sul piatto la scelta opposta di come far terminare una vita che apparentemente non offre più niente al protagonista tetraplegico.
Se ci pensiamo bene il dibatto che ogni tanto si riaccende su questi argomenti tira fuori sempre il discorso dell’eutanasia, cioè della possibilità di far terminare la vita a chi è in condizioni gravi per malattia o handicap, invece di proporre cosa si può fare per aiutare queste persone a proseguire il proprio cammino senza dolore e con uno scopo od una prospettiva. Si preferisce dare alle persone una scelta di morte e di annullamento, piuttosto che la possibilità di ritrovare un senso ed una dignità della propria esistenza, anche se ha di fronte la prospettiva di una breve durata oppure non sembra avere alcun significato. Si scegliere di essere “quasi nemici” invece che “quasi amici” di chi è in difficoltà (specialmente se grosse), pensando così di aiutarli oppure per tacitarsi la coscienza ritenendo di avergli fatto un favore. Dovremo invece imparare da chi ha provato ad aiutare persone come queste, facendogli ritrovare un calore umano, invece de freddo abbraccio della morte in solitudine. Mi viene in mente madre Teresa di Calcutta (che potrebbe esserci di esempio in moltissimi casi), che aiutava gli ultimi ed i diseredati nelle citta dell’India, curandoli ed assistendoli anche quando erano in punto di morte. Uno di questi, prima della fine, gli chiese: “Io ho vissuto come un animale, perché adesso mi vuoi far morire da uomo?”

23 dicembre 2013

A volte ritornano...

...le festività natalizie (in realtà tornano tutti gli anni, ma non sempre sembrano gradite). Ed in questi giorni che ci avvicinano a Natale sento molte persone che si lamentano, sopraffatte dall'idea che si facciano sempre le solite cose: "Devo comprare tutti i regali"; "Adesso mi toccano i pranzi ed i cenoni con i parenti"; "Che barba tirare fuori tutti gli addobbi, poi ci vuole una vita a rimetterli a posto", ...
Un regalo di cuore... o solo un bel pacchetto?
C'è per parecchie persone un senso di estraneità a queste feste, dovuto soprattuto al fatto che hanno perso di vista il vero significato del Natale, coperto e soffocato da uno spesso strato di convenzioni, usanze, costumi che si sono aggiunti successivamente e che poco o niente hanno a che vedere con la festa in se stessa. Se le nostre uniche preoccupazioni sono solo legate ai regali, agli auguri, ai pranzi luculliani od agli addobbi variopinti e luminosi effettivamente il Natale non ha più alcun senso. E' come se le luci artificiali colorate e lampeggianti avessero coperto la luce spirituale che da significato a questa festa. Forse siamo distratti dai pacchi dei regali, e diamo più importanza alla bella confezione esterna che al contenuto, con il rischio di trovarci in mano dei pacchetti con nastri colorati fuori, ma vuoti dentro.
Meglio prendere un attimo fiato, lasciare da parte tutti gli orpelli, ed interrogarci un attimo su cosa davvero il Natale è per noi. Faremo forse meno pacchetti, ma vivremo sicuramente meglio l'importanza di questi giorni.

30 agosto 2013

Sentieri di montagna in città

Duri sentieri su cui arrampicarsi...
Reduce da qualche giorno di vacanza e di riposo in montagna, mi sono ricaricato le batterie con lunghe passeggiate con la famiglia lungo i sentieri appenninici. Camminando nei boschi, ho notato che i rapporti che si hanno con gli altri in questi posti sono differenti da quelli che intratteniamo di solito, più aperti e cordiali. Quando si incrociano altre persone durante le camminate ci si scambia un saluto, anche con persone che non si conoscono e che non abbiamo mai visti prima. Un’abitudine forse nata per assicurarsi reciprocamente che quanti incontriamo siano a posto e non abbiano bisogno di aiuto (in montagna, specialmente quando non c’erano i cellulari, poteva essere difficile chiamare i soccorsi), ma che è diventata un segno distintivo dell’avvicinamento con la natura e con gli altri che si ha i quei luoghi.
Quello che mi è venuto spontaneo chiedermi è stato: ma perché non ci comportiamo così anche nella vita di tutti i giorni? E vero che di solito ci comportiamo con cortesia (o almeno ci piace pensarlo), ma sicuramente quando andiamo a giro per strada non ci mettiamo a salutare tutte le persone che incontriamo. E’ vero che forse sarebbe impossibile, specialmente nella folla di una grande citta, ma un piccolo sforzo a salutare le persone che ci sono accanto mentre aspettiamo al semaforo, quando saliamo in ascensore oppure se siamo in code ad una cassa od ad uno sportello non ci costa niente, e sicuramente sarebbe apprezzato. In fondo, se ci pensiamo, anche queste persone che incontriamo sono, come dice la Bibbia, il nostro prossimo, ed una piccola cortesia verso di loro mi sembra il minimo.
Invito quindi i (pochi) lettori ad fare una prova: salutiamo gli altri quando li incontriamo, sia per strada, che in un ufficio od in altri luoghi. I risultati potrebbero essere molto interessanti...

1 maggio 2013

1° maggio: lavorare per festeggiare davvero

Ho già detto tempo fa la mia impressione sulla festa del 1° maggio: per me questa è diventata la festa dal lavoro, perdendo il senso che poteva averla caratterizzata. Ed in questo senso sono da leggere le polemiche che ci sono state in questi giorni sul fatto se tenere aperti o no i negozi in questa occasione.
Riflettendoci bene, dato anche il periodo che stiamo passando, con questa crisi che ha tolto il lavoro a tanta gente, mi è venuta in mente una proposta per dare un senso reale e concreto a questa giornata: chi come me lavora, invece di fare un giorno di vacanza, può fare un giorno di lavoro il cui ricavato possiamo dedicare agli altri, a chi un lavoro non lo ha, perché lo ha perso o non riesce a trovarlo, oppure a chi è in difficoltà.
Se ci pensiamo bene lo spirito che anima questa giornata (io di chiamarla festa non me la sento molto) dovrebbe essere quello della solidarietà tra lavoratori, tra chi può lavorare e chi invece non è in condizione di farlo. E quale miglior solidarietà di quella che consente di darci realmente una mano? Immagino già che una proposta del genere susciterebbe polemiche a non finire se fosse fatta seriamente, da chi lamenterebbe la perdita dei valori del lavoro (come se fare festa li esaltasse) a chi direbbe che la mancanza delle persone che vanno a giro deprimerebbe l'economia. Ma se siamo in crisi, se si dice che dovremmo lavorare di più, questa sarebbe davvero una bella occasione per darsi da fare a migliorare lo stato economico della società e contemporaneamente di aiutare chi ha bisogno. Cosa ne pensate?

30 aprile 2013

Il potere del pisolino


Se la primavera sta (finalmente) arrivando, tra le cose che porta con se c’è anche una certa sonnolenza…
Dice il proverbio: “Aprile, dolce dormire”. Sarà forse che invecchio, ma mi trovo spesso ad essere più stanco, ed ha desiderare ogni tanto un bel pisolino. E certo è una goduria quella pennichella pomeridiana che raramente riesco a fare nei giorni che non sono al lavoro.
Ho notato che ci possono essere tre tipo di “voglia di dormire”, differenti tra di loro:
- la prima è la vera e propria stanchezza: quella voglia di dormire per recuperare le forze. E questa e la sana necessità del riposo che prende tutti coloro che si danno da fare, giustamente da soddisfare;
- la seconda è l’abbiocco: la dolce stanchezza che prende di solito dopopranzo o quando uno si ferma da un lavoro e che è una goduria soddisfare. Peccato solo che spesso non c’è il tempo di farlo;
- la terza ed ultima è la pigrizia pura: quando uno si riposa (e dorme) anche senza averne bisogno, solo perché ha tempo e non ha (o non vuole) niente da fare. Questa ultima è quella negativa, perché fa riposare più del necessario e ti sottrae tempo che si può impiegare per fare qualcosa di concreto. E devo dire che purtroppo la pigrizia è uno dei miei maggior difetti, anche se di solito non sono dormiglione.
Io un questi giorni sono abbastanza preso dal primo tipo, forse perché tra i mille impegni che ho non riesco mai ad andare a letto presto (ma anche col secondo tipo non me la cavo male). Voi come siete messi?

25 marzo 2013

Apertura alla condivisione

Insieme per condividere
Fonte: Wikipedia
Qualche giorno fa, negli incontri che facciamo in parrocchia durante il periodo della quaresima, sono venuti a trovarci alcuni seminaristi che si stanno preparando a diventare sacerdoti.  Sia nella S. Messa che negli incontri che hanno avuto con alcune realtà della parrocchia (giovani, adulti, ...) questi seminaristi hanno condiviso con noi la loro esperienza di fede ed il cammino che li ha portati a fare la loro scelta di vita.
Al di la di quali avvenimenti e di quali esperienze abbiano fatto maturare queste scelte, quello che mi ha colpito di queste persone è stata la loro disponibilità a condividere ed illustrare la loro vita ed il percorso che hanno scelto. Se ci pensate bene è molto difficile riuscire ad aprirsi agli altri, ed anzi la maggior parte delle persone non comunica, salvo rari casi, le proprie esperienze, specialmente quelle che più le hanno segnate. Sembra che ci sia una remora interna che impedisce spesso di aprirci agli altri e di poter condividere quello che proviamo, forse una tara culturale o un tabù insegnatoci da piccoli. Eppure sarebbe bello ed anche molto utile riuscire a mettere a comune quello che proviamo, per capirci meglio a vicenda e riuscire a stare sempre meglio insieme.
Quello che questi ragazzi (ma non solo ragazzi, alcuni erano più maturi) ci hanno mostrato non è stato solo quella che è la loro scelta di vita, che spesso non è ancora sicura. Infatti alcuni hanno detto chiaramente che quel cammino che stanno percorrendo sperano che li porti a diventare sacerdoti, ma che ancora non ne sono sicuri. La cosa più importante che abbiamo visto è stata proprio il fatto che condividere le nostre esperienze è una conquista importante, che ci aiuta alla maturazione interiore. Ed è questa la speranza che ho, che a volte mi fa scrivere su questo blog: il poter portare a chi mi legge le mie esperienze, sperando di essere utile a qualcuno.

11 agosto 2012

Febbre da olimpiade (2)

Mentre queste Olimpiadi stanno finendo, voglio tornare su una riflessione che avevo cominciato qualche giorno fa.

Grandi cerchi olimpici di fronte al Tower Bridge
Fonte: corriere italiano
Non so se avete notato, ma le persone si sono immedesimati nei risultati sportivi, e seguono le gare appassionatamente, scordandosi del solito calcio. Gente che fino a pochi giorni fa per sapere cos'è il Badminton doveva andare a vedere su Wikipedia, adesso si appassiona di tiro al volo e discute di colpi del Taekwondo come degli esperti. Quanto scommettiamo che i più tra qualche giorno si scorderanno di tutti questi sport e ricominceranno a guardare solo le partite?
Eppure quale altro evento riesca a far si che i ragazzi sulla spiaggia smettono con i bagni e gli altri divertimenti per mettersi davanti alla televisione a fare il tifo per gli azzurri su sport che fino a poco prima quasi ignoravano l'esistenza? Speriamo che si ricordino di questi momenti per ricordarsi che lo sport è partecipazione, e che non ci sono sport "minori", ma solo sport che possono appassionare più o meno. E che gli venga voglia di provare qualche disciplina sportiva differente dalle solite.
Parafrasando uno dei miei film preferiti: "Che lo spirito olimpico sia con voi!"

31 marzo 2012

Fare deserto

Di questi tempi non ho un minuto libero: nel tempo lasciato libero del lavoro, ci sono i figli da accompagnare a sport, a catechismo od ai loro impegni (e menomale che non sono molti), le riunioni delle organizzazioni, le celebrazioni della quaresima, vie crucis e scuola della parola (a cui però ho smesso di andare), le occasioni di formazione personale, e via così.... E pensare, dato che siamo in tempo quaresimale, che ho lasciato da parte le attività più distrattive, come la TV o la chiacchierate su internet!
Invece per tutti sarebbe necessario fare deserto dentro di noi: non annullare tutto e renderci aridi, ma svuotarci di quanto abbiamo dentro, metterlo da parte (magari facendo una bella scelta di cosa tenere e cosa no) e andare alle cose fondamentali. Anche io sento forte la necessità di fermarmi a riflettere su quanto c'è di fondamentale, inspirato probabilmente dalla quaresima: prendiamo a pretesto questo momento particolare dell'anno per riuscire fare chiarezza interiore. E per farlo l'unica strada è la pulizia: eliminiamo tutte le distrazioni e quello che non serve, diamo una spolverata alle idee e fermiamoci a riflettere. Se è vero che tempo ne abbiamo poco vediamo di usarlo bene, forse possiamo rinunciare a qualche impegno inutile per fare queste riflessioni. Forse ci divertiremo meno, ma sarà sicuramente più utile.


18 marzo 2012

Momenti di rifiuto

L'altra sera, dopo cena, sono andato alla scuola della parola organizzata dal vicariato durante la quaresima, nata dalla volontà della Pastorale Giovanile di fare un percorso spirituale di avvicinamento alla Pasqua. Invece di un incontro classico, la serata si è svolta con differente andamento: dopo un inizio con canti e preghiere un religioso ha letto un brano del Vangelo e ne ha fatto un breve commento, anche abbastanza slegato dal brano in se ma improntato sull'argomento della serata, quindi c'è stata una pausa di riflessione e quindi la divisione dei presenti (eravamo abbastanza persone) in gruppi per parlare di alcune domande sull'argomento preparate dagli organizzatori. A questo punto ho fatto una cosa che penso di non avere mai fatto in incontri di questo tipo: ho avuto una reazione forte di rifiuto a quanto si stava facendo, mi sono alzato e sono tornato a casa.
La cosa ancora adesso mi meraviglia. Di solito non ho questo tipo di reazioni. Che sia un sintomo che sto invecchiando? In effetti, ho sempre considerato che nelle cose, anche in quelle che non piacciono, c'è sempre da imparare, e tendo sempre a sopportare anche quelle noiose per vedere cosa riescono a darmi. Riflettendoci sopra, ho capito che a darmi questa reazione, acuita forse anche alla stanchezza fisica (nel pomeriggio avevo aiutato un amico con il trasloco), è stato il senso di delusione per quanto stavo ascoltando. Io ero andato all'incontro per parlare ed apprendere riguardo alla parola di Dio, invece mi sono trovato in mezzo a tante parole umane staccate da quella. Mi sto rendendo conto che dentro ho bisogno sempre di più di semplificare e di andare alla radice delle cose, di ripartire spiritualmente dalle basi: e cosa c'è di più basilare della parola di Dio per un cristiano? Il cercare quella parola e trovarmene di fronte tante altre mi ha spiazzato completamente, facendomi allontanare da quello che avevo davanti.
In fondo penso che per tutti (o per lo meno per chi vuole avere una vita spirituale approfondita) venga un momento in cui si debba andare a rivedere le basi fondamentali per rafforzare o rivedere la propria fede. La quaresima per un cristiano è il tempo ideale per questo: la preparazione alla Pasqua, culmine dell'esperienza terrena del Cristo, è proprio il momento per guardarsi dentro e darsi una bella ripulita interiore. Non vi pare?

1 febbraio 2012

Fiocca la neve fiocca...

Stanotte nevicata. Siccome vivo in un posto dove la neve cade di rado (anche negli ultimi inverni una nevicata più o meno consistente l'ha fatta) la cosa ha avuto per me due conseguenze principali: la prima sono i figli che sono stati contenti matti, un po' per la novità della neve, che a loro sicuramente deve apparire una cosa quasi magica, un po' perché così hanno saltato un paio di giorni di scuola...; la seconda che tanta gente è restata a casa (dalla scuola e dal lavoro) e pertanto ci sono in giro pochissime macchine e c'è un silenzio quasi irreale, complice anche l'ovattamento che da la neve.
Nel camminare per le strade imbiancate una cosa mi ha colpito: avete mai notato quanto differenti appaiono i luoghi in cui comunemente viviamo con la neve?
Le cose sembrano differenti rispetto al solito: le strade si trasformano, con poche macchine e gente a piedi che sembra non saper più camminare, i luoghi cambiano, spariscono punti di riferimento comuni e mutano d'aspetto, i suoni non sono più quelli soliti, ma sono molto particolari. Anche gli odori sono peculiari della situazione, tra quello freddo-umido della neve e la mancanza di quello dell'asfalto e dello smog: la città sembra più pulita.
Io mi meraviglio ogni volta di questa trasformazione dei luoghi che mi sono familiari: sarà un tornare bambino, quando giocavo a pallate o a fare un pupazzo di neve, sarà la mia fantasia che corre, ma mi sembra sempre che con la neve sia caduta dal cielo un po' di magia, per migliorare le cose e farcele vedere sempre nuove. Non sembra anche a voi?

10 gennaio 2012

Pensieri scomodi...

L'altro giorno, seguendo un contatto su Google+, ho trovato un profilo di una persona che come presentazione aveva questa frase di Michel Onfray: "Dio non è morto perché non è mortale. Una finzione non muore".
Questa frase mi ha fatto riflettere. Non certo sulla sua logica, che è ovviamente incorretta. Infatti una finzione è immortale solo se la si riconosce come tale, poiché se viene considerata come verità piano piano svanisce e cade nel dimenticatoio. Ad esempio, prendiamo "Romeo e Giulietta" di Shakespeare: è diventata immortale poiché la vicenda è un'opera di fantasia, con contenuti che la rendono universale per l'animo umano. Se fosse una storia vera piano piano se ne sarebbe perso il ricordo, sostituito da nuovi fatti.
Questa frase mi ha invece portato a chiedermi perché ci sia molta gente che si ostina a non voler riconoscere l'esistenza di Dio. L'opera del Signore nella storia dell'uomo è infatti incontrovertibile, si può discutere sul suo significato e sulla sua pertinenza, ma non negarla a priori. Invece c'è molta gente che di partenza non accetta che ci sia o che ci possa essere un Dio creatore. A mio giudizio questa loro avversione deriva dal fatto che l'accettare l'esistenza di un essere sovrannaturale li porta ad avere pensieri scomodi ed a porsi domande altrettanto scomode, obbligandoli a doversi confrontare con la Sua esistenza, ed a dover mettere in discussione quanto fanno e pensano. Infatti se si dice che Dio non esiste si può fare della propria vita ciò che ci pare, credendo di non dover renderne conto a nessuno, mentre il fatto di doversi rapportare con Lui ti porta a pensare ed agire forse con meno libertà, ma sicuramente in una prospettiva differente da quella della vita di tutti i giorni, orientata ad una dimensione più ampia. Ed è questo che molti non sono pronti ad accettare, perché li porterebbe su un cammino più scomodo della vita tranquilla e comoda che pensano di fare.
E voi come vi rapportate con il pensiero dell'esistenza di Dio?